Mozambico, Amy Carter-James : "Nell'occhio del ciclone Kenneth"
Mozambico, Amy Carter-James : "Nell'occhio del ciclone Kenneth"

Il Paese è in ginocchio dopo due perturbazioni devastanti nel giro di un mese: servono miliardi di dollari per la ricostruzione, E l'ong Nema lancia una raccolta fondi

"Mio marito Neal e io siamo arrivati in Mozambico nel 2002. Avevamo il sogno di realizzare un nostro progetto che combinasse turismo e aiuto alle popolazioni di un Paese meraviglioso, con un enorme potenziale ma devastato da anni di guerra civile. Adesso del nostro Guludo Beach Lodge, dei villaggi vicini non resta più niente". Nella voce di Amy Carter-James - che dopo aver vissuto una decina d'anni in Africa si è trasferita prima in Umbria e poi in Australia ma non ha mai realmente lasciato il Mozambico - c'è tutta l'angoscia per la sorte di tanti amici che hanno saputo accogliere con curiosità e generosità "due giovani inglesi di 20 anni, pieni di idee, voglia di fare" e che li hanno saputi accompagnare nel loro percorso di vita. Anche la sorte degli allievi e degli insegnanti delle 5 scuole che sono nate nel frattempo – grazie alla Ong Nema, creata in parallelo alla loro attività turistica che è diventata un modello emulato in tutto il mondo – dei medici e dei pazienti dell'ospedale sono ancora un'incognita.

A un mese di distanza da Idai, la notte del 24 aprile le coste del Mozambico sono state devastate dal ciclone Kenneth, il più forte mai registrato nella regione, classificato forza 4 su una scala che arriva a un massimo di 5. Venti con picchi fino a 180 chilometri orari e incessanti piogge arrivate fino 500 millilitri, oltre 8 volte sopra la media di stagione, hanno distrutto interi villaggi nell’arcipelago delle Quirimbas per poi riversarsi lungo la costa. Eventi del genere, che probabilmente in futuro sono destinati ad aumentere a causa del riscaldamento antropogenico, non si erano mai verificati nella regione. E ora il Mozambico è in ginocchio, con miliardi di dollari di danni da sanare. 

"L'occhio del ciclone ha puntato dritto verso la spiaggia di Guludo e ha distrutto ogni cosa", spiega Amy sottolineando come dopo il disastro "ci siano oltre 80mila persone tagliate fuori dal mondo, con pochissimi aiuti e praticamente nessuna assistenza medica". Un primo bilancio delle vittime nella zona di Mucojo, il centro più importante dove vivono almeno 36mila persone, e nei villaggi vicini è di 38 morti, ma di certo è destinato a salire. E il 95% della popolazione è rimasto senza casa.

"Solo dopo 5 giorni di incertezza assoluta, abbiamo ricevuto una telefonata da parte di Quissirua, general manager e anima della nostra attività che è stata interamente spazzata via. Nella sua voce c'era tutto il terrore che ha vissuto quando il vento ha devastato il suo villaggio e lo strazio per l'incredibile calvario che lui, la sua famiglia e tutte le centinaia e centinaia di persone che abitano nella zona si sono trovate ad affrontare". Per fare quella chiamata, Quissira ha dovuto percorrere 20 chilometri in moto per fare in modo che il suo cellulare agganciasse un segnale telefonico. "I feriti sono tantissimi – racconta ancora Amy - : lui si è tagliato ad una gamba con le lamiere del tetto che è collassato all'interno della loro casa colpendo in pieno la moglie che proteggeva tra le braccia il figlio minore, salvo per miracolo".

Per chi è sopravvissuto manca tutto. Gustavo, general manager della Ong Nema, sta combattendo da giorni per ottenere cibo, supporto medico e aiuti dalle organizzazioni internazionali come il World Food Program, l'agenzia OCHA delle Nazioni Unite e fare in modo che l'Esercito del Mozambico, già sul posto, intervenga in maniera incisiva. "Per il momento c'è solo un elicottero che sorvola la zona e gli aiuti arrivano con il contagocce", prosegue Amy . Un ruolo fondamentale lo stanno giocando i 43 componenti dello staff della Ong Nema e del Gudulo Beach Lodge, che stanno distribuendo a tutti pasti a base di "metafome", il cibo "spezza fame" in lingua locale, destinati alle mense scolastiche. La Ong è riuscita anche a organizzare una barca carica di aiuti, che presto dovrebbe raggiungere la zone e presto potrebbe arrivarne un'altra. Ma di certo non basta.

"Il nostro obiettivo è prima di tutto quello di riuscire a raggiungere la zona e portare aiuto alla popolazione locale che negli anni ha sempre dimostrato una forza e una resilienza fuori dal comune – conclude Amy con la voce rotta dall'emozione – e io e gli altri membri del board di Nema non avremo pace finchè non rimetteremo in piedi ogni mattone di ogni scuola, ospedale e struttura". Per sostenere la popolazione del Mozambico e fornire  alle comunità locali acqua, cibo e ripari di emergenza Nema ha lanciato una raccolta fondi tramite il suo sito www.nemafoundation.org

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