Morta Linda Brown: il suo caso eliminò la segregazione razziale negli Usa
"Deve andare in una scuola per soli neri", dissero al padre. Lui sporse denuncia e la sua vittoria davanti alla Corte suprema cambiò la storia

Addio a Linda Brown. È morta a 76 anni la donna afroamericana il cui caso, quando da bambina le fu negata l'iscrizione in un istituto pubblico del Kansas, portò al divieto della segregazione razziale nelle scuole. "È un esempio del modo in cui studenti ordinari sono stati in prima fila per trasformare questo Paese" e "Linda Brown fa parte di quei giorvani eroici che, con la famiglia, si sono coraggiosamente battuti per porre fine al simbolo ultimo della supremazia bianca, cioè la segregazione razziale nelle scuole pubbliche", ha affermato Sherrilyn Ifill, responsabile della National Association for the Advancement of Colored People (Naacp), nel comunicare la morte della donna.

Il caso di Linda Brown esplose nel 1951, quando lei aveva nove anni: il padre Oliver Brown, che abitava a Topeka in Kansas, provò a iscriverla in una scuola vicino al domicilio di famiglia, riservata ai bianchi; l'iscrizione fu respinta con la motivazione che la bambina era nera, e per questo fu costretta ad andare in una scuola per neri decisamente più lontana. A quel punto il padre di Linda presentò ricorso alla giustizia, con una denuncia contro la legge del Kansas che autorizzava le città con più di 15mila abitanti a stabilire scuole separate per bianchi e neri. La lunga procedura fu sostenuta dalla Naacp e si concluse con una delle vittorie più emblematiche, diventata anche faro per il movimento dei diritti civili: il 17 maggio del 1954 la Corte suprema degli Stati Uniti stabilì all'unanimità che la segregazione scolastica era contraria alla Costituzione. Per Sherrilyn Ifill, la "decisione della Corte suprema più importante del XX secolo".

 

Linda Brown diventò poi insegnante e dava anche corsi di pianoforte, lavorando con la sorella alla Brown Foundation fondata nel 1988 per portare avanti la lotta contro le segregazioni. Ma 64 anni dopo la decisione storica della Corte suprema intitolata 'Brown versus Board of Education', cioè 'Brown versus Ufficio dell'istruzione di Topeka', negli Stati Uniti ci sono ancora discriminazioni, razzismo e tensioni razziali. L'introduzione di quel divieto di segregazione nelle scuole "non ha abbattuto in modo istantaneo né senza dolori i muri che dividevano il nostro Paese", disse nel 2014 l'allora ministro della Giustizia Eric Holder. Nel 1957, il presidente Dwight Eisenhower dovette mandare l'esercito nel liceo di Little Rock, in Arkansas, per permettere ad alcuni studenti neri di entrare nell'istituto.

"La vita di Linda Brown ci ricorda che a volte sono le persone più inaspettate a potere avere un impatto incredibile e che servendo la nostra comunità possiamo realmente cambiare il mondo", ha commentato su Twitter il governatore del Kansas, Jeff Colyer. "La decisione Brown ha fatto dell'America un raggio di speranza per il resto del mondo, ci ha insegnato che grazie alla legge possiamo porre fine a un sistema di casta basato sulla razza e oppressivo", ha reagito dal canto suo l'Unione americana per le libertà civili (Aclu). E poi ha concluso: "Rendiamo omaggio a Linda Brown e a tutte le lotte che ancora vanno vinte".

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