Monica Lewinsky e la relazione con Clinton: "Grazie a #MeToo ho capito, fu abuso di potere"
A 20 anni dallo scandalo, l'ex stagista riflette sulla sua storia con il presidente: "Pressioni esistono anche se c'è consenso"

Monica Lewinsky, grazie al movimento #MeToo, rilegge attraverso una nuova lente la sua relazione con l'allora presidente Bill Clinton. A 20 anni dallo scandalo che ha quasi portato all'impeachment dell'ex inquilino della Casa Bianca, la 44enne, in un editoriale su Vanity Fair, riflette su quanto accaduto, rivelando di aver sofferto di un disturbo post traumatico da stress sin dalle indagini.

"Era il mio capo. Era l'uomo più potente del pianeta. Aveva 27 anni più di me, con abbastanza esperienza per sapere meglio come vanno le cose", racconta. "Era al culmine della sua carriera, mentre io ero al mio primo lavoro al di fuori del college". "Sto iniziando a capire che in tali circostanze il concetto di consenso può diventare controverso (anche se gli squilibri di potere - e la capacità di abusarne - esistono anche quando il sesso è stato consensuale). Ma è tutto molto complicato".

"Ci sono tante storie di donne e uomini che devono essere ascoltate prima delle mie", scrive ancora Lewinsky, che aggiunge: "Ci sono anche alcune persone che ritengono che la mia esperienza non abbia un posto in questo movimento, dato che non c'è stata un'aggressione sessuale. Tuttavia, ora ci stiamo rendendo conto che si trattava di un grave abuso di potere".

L'ex stagista racconta di aver ricevuto messaggi di supporto dopo il caso Weinstein ed è proprio questa vicinanza che ha le ha consentito di guardare la sua storia con altri occhi: "Una delle cose che mi ha permesso di cambiare opinione è sapere che non sono più sola".

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