Migranti, Sea Watch verso la Libia per soccorrere gommone con 75 persone a bordo

La nave tedesca commenta su Twitter: "Pensavamo fosse difficile dire ai nostri 32 ospiti che la nave è di nuovo diretta verso il Paese, ma loro hanno replicato 'siamo felici di aiutare i nostri fratelli'"

La nave Sea Watch 3 della ong tedesca Sea Watch, che da sabato si trova nel Mediterraneo con oltre 30 migranti a bordo in attesa di un porto sicuro, si sta dirigendo verso la Libia a seguito della segnalazione di un gommone con circa 75 persone a bordo. Lo riferisce Sea Watch su Twitter. "Abbiamo ricevuto un messaggio di soccorso trasmesso via Inmarsat dal Centro di coordinamento dei Soccorsi di Roma. Mentre i contatti libici forniti non sono raggiungibili, Sea Watch si sta dirigendo in area Sar verso il gommone segnalato con circa 75 persone a bordo", spiega il tweet. La ong aggiunge che "la posizione del gommone in difficoltà è sconosciuta e i libici, ai quali Mrcc Roma riconosce il coordinamento". "Continuano a essere irraggiungibili. Il nostro capo missione cerca di ottenere informazioni", prosegue il post, aggiungendo che "è assurdo e crudele che questo accada alle porte dell'Europa".

Sea Watch aggiunge che gli oltre 30 migranti già a bordo dell'imbarcazione hanno preso bene la notizia: "Pensavamo fosse difficile dire ai nostri 32 ospiti che la nave è di nuovo diretta verso la Libia, l'inferno da cui sono fuggiti, per trovare un'altra barca in difficoltà. Invece la risposta è stata un applauso e 'siamo felici se aiutate i nostri fratelli e le nostre sorelle'". A questo tweet la ong ha allegato una foto che mostra migranti e membri dello staff, seduti a terra all'interno della nave, con volti sorridenti.

"Da 6 giorni senza porto" - "Ci viene negato, ormai da oltre sei giorni, un porto sicuro. A bordo siamo attrezzati ma l'inverno nel Mediterraneo, con il suo clima insidioso, colpisce persone già indebolite. L'Europa deve assumersi le proprie responsabilità ora, e la Germania dovrebbe dare il buon esempio". È questo il nuovo appello lanciato da Sea Watch, la ong tedesca la cui nave Sea Watch 3, con 32 migranti a bordo, si trova da sabato nel Mediterraneo in attesa di un porto sicuro in cui attraccare. L'appello è stato lanciato precisamente da Phillip Hahn, capo missione di Sea-Watch. Cinque paesi - Italia, Malta, Spagna, Paesi Bassi e Germania - si sono rifiutati di assumersi la responsabilità e di concedere a queste persone, in fuga dall'inferno libico, un porto sicuro per Natale, spiega la ong, precisando che fra le 32 persone salvate al largo della Libia ci sono quattro donne, quattro minori non accompagnati e tre bambini.

In Germania oltre 30 città e diversi stati federali si sono dichiarati rifugi sicuri e sono disposti ad accettare le persone soccorse. Sea-Watch continua a chiedere ormai da giorni, mentre la nave è ancora in mare con i 32 a bordo, che il governo federale tedesco e il ministro dell'Interno Horst Seehofer si avvalgano del Residence Act, offrendo a coloro che sono fuggiti dalla guerra, dalla tortura e dalla morte in Libia, una soluzione che renda giustizia ai diritti umani, alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati e ai presunti valori europei. "A pochi giorni dalla pubblicazione del rapporto Onu che riporta 'orrori indicibili in Libia', i governi europei continuano imperterriti a sostenere un sistema che prevede il rientro forzato proprio in Libia delle persone soccorse", afferma Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch in Italia. 

"A Natale spicca in maniera ancora più forte la lucida mancanza di umanità degli stati membri. Come rappresentanti della società civile in mare, ci opponiamo strenuamente a questa costante violazione del diritto internazionale e negazione del diritto alla vita, e per questo veniamo lasciati con le persone soccorse in mare aperto a dicembre. Abbiamo comunque festeggiato il Natale, con 17 diverse nazionalità a bordo e 3 diverse religioni. Il nostro regalo di Natale agli ospiti a bordo è stato informare i loro parenti uno a uno, da terra, del fatto che i loro cari fossero vivi. Noi proteggiamo le persone, i nostri governi, cosa proteggono?" conclude Linardi.

 

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