Migranti, prende oggi il via il summit di Malta: Ue e Africa intorno al tavolo

dal nostro inviato Fabio De Ponte

La Valletta (Malta), 11 nov. (LaPresse) - Limitare in tutti i modi il flusso di migranti in arrivo verso l'Europa. E' l'obiettivo con il quale l'Ue si presenta al vertice in programma nella capitale maltese La Valletta oggi e domani. Intorno allo stesso tavolo i leader europei e quelli africani. A presiedere i lavori il numero uno del Consiglio europeo Donald Tusk.

PRESENTI JUNCKER, MOGHERINI E SCHULZ. Presenti naturalmente, oltre ai capi di Stato e di governo - tra i quali il presidente del Consiglio Matteo Renzi - la rappresentante della politica estera di Bruxelles, Federica Mogherini e il capo della Commissione Ue Jean-Claude Juncker. Sull'isola anche il commissario alla Cooperazione e allo sviluppo internazionale Neven Mimica e il presidente del Parlamento Ue Martin Schulz.

SUL TAVOLO 1,8 MILIARDI IN AIUTI. Dall'altra parte del tavolo 35 Paesi africani. A fare la parte del leone Marocco ed Egitto, rispettivamente Paesi guida del processo di Rabat e di quello di Khartoum, iniziative lanciate - nel 2006 la prima e nel 2014 la seconda - per affrontare in maniera coordinata la questione delle migrazioni e del rapporto con l'Europa. Il summit non sarà una passeggiata. Bruxelles mette sul tavolo aiuti per 1 miliardo e 800 milioni di euro. Ma in cambio chiede che i Paesi africani controllino di più e meglio le proprie frontiere, scoraggino l'emigrazione e collaborino ai rimpatri.

SCHULZ: "COMBATTIAMO LA POVERTA', NON I MIGRANTI". "La nostra strategia - ha detto Schulz, intervenendo al Parlamento maltese - non può consistere in una lotta ai migranti, ma in una lotta alle origini delle migrazioni, la povertà e la disoccupazione".

TUSK: "AFRICANI RADDOPPIERANNO ENTRO IL 2050". "La popolazione africana raddoppierà nei prossimi 35 anni e continuerà a crescere, in seguito, allo stesso tasso. Con i nostri partner africani stiamo affrontando una sfida molto più profonda che la semplice crisi migratoria", gli ha fatto eco Tusk. Il riferimento è alle stime dell'Onu, secondo le quali il continente africano, che attualmente conta circa un miliardo di persone, raggiungerà i due miliardi nel 2050. Ma, ha aggiunto, "quest'anno un milione e 200mila persone sono entrate in Europa illegalmente, principalmente via mare". "Vogliamo costruire un ambiente più stabile per l'immigrazione legale", ha aggiunto, ma per fare questo "la precondizione è ristabilire il controllo dei nostri confini". Una cosa, ha concluso, a sua volta possibile solo se i Paesi africani faranno altrettanto.

IL PIANO D'AZIONE. Il vertice è stato preceduto da tre riunioni preparatorie: una a Bruxelles il 18 settembre, una a Rabat il 14 ottobre e la terza a Sharm El Sheik il 29 ottobre. Il piano di azione sul quale le parti stanno lavorando è stato già riscritto cinque volte. Nell'ultima versione, datata 6 novembre, il testo è stato snellito e una serie di dichiarazioni di principio hanno lasciato il posto a "quindici iniziative prioritarie" da lanciare "prima della fine del 2016", il cui monitoraggio sarà affidato proprio al rilancio dei processi di Rabat e Khartoum attraverso conferenze da organizzare già entro la fine di quest'anno.

MISSIONI AFRICANE IN EUROPA PER IDENTIFICARE I MIGRANTI. Insomma i negoziati hanno subito una accelerazione. Il piano si articola in cinque punti, legati soprattutto alla promozione dello sviluppo economico per creare occupazione e alla lotta al traffico di persone, con qualche timida apertura sul fronte degli ingressi legali, legati per lo più a borse di studio e progetti pilota. Ma ad allarmare le organizzazioni non governative è soprattutto l'ultimo punto, il quinto, che parla di "missioni di personale dell'immigrazione proveniente dai Paesi africani verso quelli europei con l'obiettivo di verificare e identificare le nazionalità dei migranti irregolari che non hanno la necessità di protezione internazionale". Missioni che dovrebbero iniziare già dal primo trimestre del 2016 da almeno dieci Paesi africani. Difficile, è l'obiezione di Oxfam, che funzionari di un Paese dal quale le persone scappano - come l'Eritrea, per esempio - possano svolgere un ruolo imparziale di questo genere e non essere invece strumento della repressione.

OXFAM: RISCHIO REPRESSIONE. Più in generale, è la contestazione di Oxfam, l'Ue mette a disposizione le risorse solo per rafforzare il controllo delle frontiere e non per aiutare l'Africa: "L'Unione europea - ha commentato recentemente la direttrice delle campagne di Oxfam Italia, Elisa Bacciotti - confonde gli obiettivi della cooperazione allo sviluppo che hanno come scopo l'aiuto alle persone costrette a lasciare la propria casa, con quelli della cooperazione di sicurezza che invece servono a impedire a quelle stesse persone di entrare in Europa".

IL VERTICE INFORMALE DEI LEADER UE. L'esito del vertice, dunque, è tutt'altro che scontato. Proprio per questo, Tusk ha convocato un Consiglio Ue informale nel pomeriggio di giovedì, appena terminato il summit con i Paesi africani, per fare il punto. Anche perché domenica i leader europei di maggior peso si ritroveranno intorno a un altro tavolo, quello del G20. In questo caso il padrone di casa sarà il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, fresco di vittoria elettorale, con il quale Bruxelles sta da tempo trattando perché si faccia carico dei rifugiati siriani, anche in questo caso in cambio di un cospicuo pacchetto di aiuti. E l'esito della riunione di Malta non potrà che condizionare anche la trattativa con Ankara.

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