Migranti, per Consiglio Ue si lavora a 'piattaforme di sbarco regionali'
Allo studio una misura per individuare i richiedenti asilo prima della traversata in strutture al di fuori dell'Ue

I Paesi dell'Ue stanno lavorando alla creazione di "piattaforme di sbarco regionali" al di fuori del territorio dell'Unione per i migranti soccorsi in mare. È quanto emergerebbe da un documento preparatorio per il vertice dei 28 programmato a fine giugno a Bruxelles. "Queste piattaforme dovrebbero fornire un trattamento rapido per distinguere i migranti economici da quelli che hanno bisogno di protezione internazionale", è scritto in questo "progetto di conclusioni" del summit, preparato dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e trasmesso agli Stati membri. Questo testo, che può ancora evolversi, sarà sottoposto all'approvazione dei leader europei nella loro riunione del 28-29 giugno, in un contesto di forti tensioni tra i Paesi europei e all'interno dello stesso governo tedesco, sulla risposta alla pressione migratoria.

Il Consiglio europeo, che riunisce i leader dei 28, "sostiene lo sviluppo del concetto di piattaforme di sbarco regionali in stretta cooperazione" con l'Ufficio dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) e l'Organizzazione internazionale per le migrazioni, l'Oim, è indicato nel testo di Tusk, secondo quanto riferisce Afp che l'ha visionato. Il documento non specifica dove queste "piattaforme" potrebbero essere localizzate, ma fonti europee fanno trapelare che sarebbero previste "al di fuori dell'Ue", senza ulteriori dettagli, per "ridurre l'incentivo a intraprendere viaggi pericolosi", secondo il testo.

Tusk insiste anche nelle sue proposte sulla necessità di "intensificare" il sostegno alle guardie costiere libiche per combattere gli scafisti nel Mediterraneo. Sottolinea inoltre la necessità di una maggiore cooperazione con i Paesi di origine e di transito dei migranti, per evitare nuovamente un afflusso paragonabile a quello del 2015. Le "piattaforme di sbarco" sarebbero per i migranti che, nonostante tutte queste misure, tenterebbero di attraversare il Mediterraneo e sarebbero "salvati all'interno delle operazioni di ricerca e salvataggio".

Uno spazio vuoto è stato lasciato nelle conclusioni del vertice sulla riforma del sistema europeo di asilo, bloccata da più di due anni. I leader europei hanno fissato il summit di giugno come orizzonte per un compromesso, ma questa prospettiva sembra improbabile. Il loro principale motivo di discordia riguarda la modifica del regolamento di Dublino, la legislazione che assegna l'asilo ai Paesi di primo ingresso nell'Ue, ponendo un onere sproporzionato a Paesi come Italia e Grecia. La Commissione europea propone di riformarla introducendo una distribuzione automatica dei richiedenti asilo nell'Ue in tempi di crisi paragonabili a quelli del 2015. Una proposta considerata insufficiente, da un lato, dai Paesi mediterranei, che vorrebbero una distribuzione permanente, e respinto frontalmente da Paesi come l'Ungheria, la Polonia e l'Austria.

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