Migranti in fuga a piedi da Ungheria verso Vienna: un morto sui binari. In Libia 40 vittime in mare

Torino, 4 set. (LaPresse) - Tensioni, cariche, treni bloccati e fughe in Ungheria, che inasprisce le leggi per contrestare il flusso di stranieri in fuga da guerra e povertà: carcere per chi attraversa illegalmente i confini. Un migrante è morto dopo essere caduto sui binari, mentre fuggiva dalla polizia, in Ungheria, anche se le forze dell'ordine sostengono sia 'collassato': Si tratta di un pakistano di circa 50 anni, tra i 350 che hanno tentato la fuga dal treno bloccato a Bicske. Secondo la televisione di Stato, l'uomo stava fuggendo dalla polizia quando è caduto e ha battuto la testa

Alla stazione di Budapest i rifugiati sono stati attaccati da estremisti di destra. Gas lacrimogeni a Lesbo in Grecia contro i profughi e circa 50 dispersi in mare in Libia. L'emergenza migranti diventa ogni giorno più critica.

IN FUGA A PIEDI DA BUDAPEST. Un gruppo di circa 500 migranti che camminava sull'autostrada Budapest-Vienna in Ungheria, con l'intenzione di arrivare al confine austriaco, ha sfondato la barriera formata dalla polizia e continua la sua marcia. Lo hanno raccontato testimoni oculari. Le famiglie di profughi sono partite dalla stazione di Keleti nella capitale ungherese, dopo che le autorità hanno impedito loro di partire in treno.

ATTACCHI DA ESTREMISTI DI DESTRA. Alla stazione ferroviaria Keleti di Budapest, in Ungheria, ci sono stati scontri tra migranti ed estremisti di destra. Questi ultimi, ha riferito Bbc, hanno lanciato petardi contro l'accampamento improvvisato alla stazione. Sono state sentite due forti esplosioni. Ci sono stati anche lanci di bottiglie e oggetti, poi a seguito dell'arrivo della polizia la situazione è tornata alla calma. I migranti hanno dato il via a nuovi sit-in chiedendo di poter partire su treni diretti a ovest.

PROTESTE CENTRI ACCOGLIENZA Circa 300 migranti erano fuggiti da un centro di accoglienza in Ungheria vicino al confine con la Serbia, a Roszke, andando verso una autostrada che collega il sud con Budapest. La polizia ungherese ha fatto sapere che la maggior parte dei 300 migranti che erano fuggiti dal centro di accoglienza di , vicino al confine serbo, è stata individuata e riportata nella struttura. Le forze dell'ordine hanno poi sparato gas lacrimogeni contro decine di migranti che lanciavano pietre. Anche a Bicske, 64 migranti erano fuggiti da un campo di accoglienza.

TRENO ANCORA BLOCCATO VICINO BUDAPEST. Centinaia di migranti, tra cui molti rifugiati siriani, sono bloccati per il secondo giorno su un treno a Bicske in Ungheria, chiedendo di poter proseguire il loro viaggio verso ovest. Hanno trascorso la notte sui vagoni affollati nella stazione a ovest di Budapest, dopo essere partiti dalla capitale ieri mattina credendo di essere diretti verso l'Austria e la Germania, alla fine del loro pericoloso viaggio da Medioriente, Africa e Asia. Decine di poliziotti in assetto ansisommossa sono dispiegati sul posto. Hanno portato acqua e cibo ai migranti, mentre il timore è che le condizioni igieniche peggiorino velocemente a causa di sovraffollamento e alte temperature.

PROTESTA IN UN CENTRO ACCOGLIENZA. Circa 2.300 migranti che si trovano rinchiusi in un centro di accoglienza vicino a Roszke, in Ungheria al confine con la Serbia, minacciano di fuggire se le loro richieste non saranno accontentate entro due ore. Lo ha fatto sapere la polizia. Circa 300 profughi sono già fuggiti dal campo e la polizia ha in seguito dispiegato unità antisommossa sul posto. La polizia ha detto di voler trovare una soluzione pacifica.

SCONTRI A LESBO. Circa 200 migranti non registrati hanno tentato di salire su una traghetto ormeggiato all'isola greca di Lesbo, dando il via a scontri in cui la polizia ha sparato anche gas lacrimogeni per disperderli. Lo ha fatto sapere un giornalista dell'emittente greca ANT1, mentre immagini televisive hanno mostrato i migranti lanciare sassi contro gli agenti. Il sindaco della principale città dell'isola, Mitilene, ha chiesto pubblicamente aiuto e che Atene dichiari lo stato di emergenza. "Da quattro mesi ormai tengo una bomba tra le mani e la miccia sta bruciando lentamente", ha detto Spyros Galinos alla tv Ert. "Due giorni fa ho mandato una lettera per chiedere che sia dichiarato lo stato di emergenza sull'isola. Oggi chiedo alla prima ministro di avviare misure di soccorso immediate, la situazione è diventata ingestibile", ha aggiunto.

MORTI AL LARGO DELLA LIBIA. Sono fra 30 e 40 i migranti annegati nel mar Mediterraneo al largo della Libia, dopo che il gommone su cui viaggiavano si è sgonfiato. Lo ha fatto sapere l'Organizzazione internazionale per le migrazioni, che in precedenza oggi aveva dato notizia di circa 50 dispersi. Sull'imbarcazione viaggiavano tra 120 e 140 persone di origine somala, sudanese e nigeriana. Erano partiti da Misurata. Novantuno persone sono sopravvissute.

A Lisbona, il premier britannico, David Cameron, ha annunciato che il Regno Unito "accetterà migliaia (di rifugiati, ndr) in più secondo gli schemi esistenti e li terrà sotto controllo":

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