Migranti, protesta a Bruxelles contro patto Onu: scontri, 70 arresti

Sono 5.500 le persone che hanno partecipato alla manifestazione contro il patto Onu sulle migrazioni convocata da un collettivo di organizzazioni di estrema destra

Tensione e scontri a Bruxelles, dove 5.500 persone hanno partecipato alla manifestazione contro il patto Onu sulle migrazioni convocata da un collettivo di organizzazioni di estrema destra. Nella capitale belga, nel cuore del quartiere delle istituzioni europee, i dimostranti hanno lanciato oggetti e transenne, azioni cui la polizia ha risposto con lacrimogeni e cannoni ad acqua. Tra gli slogan scanditi dai partecipanti, molti dei quali vestiti di nero e con il volto coperto, "Prima il nostro popolo", "Basta, chiudiamo le frontiere" e richieste di dimissioni al premier Charles Michel. In parallelo, in un altro quartiere di Bruxelles, si è svolta anche una contromanifestazione antirazzista di un migliaio di persone, che è stata pacifica.

La manifestazione contro il Global compact, firmato lunedì scorso da 150 Paesi, tra cui il Belgio, era iniziata nella calma. Poi sono iniziati i lanci di oggetti, anche contro le sedi delle istituzioni europee. I dimostranti, hanno scritto i media locali, hanno tentato di entrare negli stessi edifici e infranto alcune vetrate. Il sindaco Philippe Close, citato dall'agenzia Belga, ha dato notizia di 70 persone arrestate. Le proteste erano state vietate dalle autorità cittadine, per il timore di scontri, ma il Consiglio di Stato aveva annullato la decisione ritenendo le motivazioni "non sufficienti" a limitare la libertà di manifestare.

La manifestazione contro il patto Onu è stata intitolata Marcia contro Marrakesh, in riferimento al luogo dove il testo è stato approvato. A sostenere la protesta i giovani del movimento d'estrema destra Vlaams Belang e di una decina di altre organizzazioni nazionaliste, in maggioranza fiamminghe. Il patto Onu prevede principi come la difesa dei diritti umani e dei bambini, sostiene l'integrazione dei migranti, vieta le detenzioni arbitrarie non autorizzando l'arresto che come ultima risorsa. I detrattori sostengono che incoraggi le migrazioni non controllate. Nonostante non sia vincolante, ha causato una crisi nel governo belga: domenica scorsa, i ministri nazionalisti fiamminghi della N-VA hanno lasciato l'esecutivo del liberale francofono Charles Michel, opponendosi all'appoggio alla misura. Michel è rimasto alla guida di un governo senza maggioranza in Parlamento e vari partiti d'opposizione hanno chiesto un voto di fiducia alla Camera, per valutare la capacità del governo di proseguire il suo lavoro.
 

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