Migranti, anche la Macedonia chiude i confini a 'illegali'
Dopo Slovenia e Serbia, Skopje impone nuove restrizioni alle frontiere: migliaia di profughi bloccati lungo la 'rotta balcanica'

La Macedonia ha chiuso "completamente" i suoi confini ai migranti illegali, dopo che ieri Slovenia e Serbia hanno annunciato nuove restrizioni all'ingresso dei profughi. Lo ha fatto sapere un funzionario della polizia macedone, a condizione di anonimato. Un migliaio di migranti resta bloccato in un campo profughi sul lato macedone del confine serbo, mentre altre 400 persone lo sono nella terra di nessuno tra i due Paesi, una sorta di 'no man's land'. I migranti rifiutano di tornare indietro in Macedonia, ma non viene loro consentito di entrare in Serbia per proseguire il viaggio verso l'Europa occidentale.

ROTTA BALCANICA CHIUSA. Slovenia, Croazia e Serbia hanno iniziato ad applicare le restrizioni alle frontiere per rinstaurare la normativa Schengen che presuppone la chiusura della cosiddetta 'rotta dei Balcani' per i rifugiati. La misura non ha apportato alcun cambiamento significativo alle frontiere di questi Paesi perchè i migranti arrivavano qui già alla spicciolata dopo la chiusura del confine tra Macedonia e Grecia dalla fine di febbraio, hanno fatto sapere i media. "Da mezzanotte non esiste più la migrazione attraverso la rotta dei Balcani", ha spiegato il ministero degli Interni sloveno in una nota. In questi Stati non sarà più consentito il passaggio di grandi numeri di rifugiati in treno o in autobus, come è accaduto negli ultimi mesi, e ogni migrante sarà sottoposto a controlli individuali.

REQUISITI SLOVENI. Potranno entrare in Slovenia solo "stranieri che soddisfano i requisiti per entrare nel Paese", cioè coloro che hanno passaporti validi e visti per accedere all'area Schengen. Inoltre, potranno entrare i richiedenti asilo e altri che, in base a un'indagine del governo, hanno i requisiti per motivi umanitari.
Ieri il premier sloveno ha fatto sapere che saranno accolti tra i 40 e 50 rifugiati al mese (circa 570 all'anno), corrispondente alle quote accordate con Bruxelles.

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