Midterm, tensioni razziali protagoniste degli ultimi comizi pre-voto

In uno scenario politico che rispecchia le profonde divisioni sociali, la questione razziale è stata protagonista dei comizi elettorali 

Nel mare di volti bianchi sotto il podio del presidente Donald Trump a un comizio in Florida, spiccano quelli di June e due amici: sono i pochi afroamericani che acclamano il repubblicano. Sebbene il nome del magnate non compaia direttamente nelle sfide delle elezioni di Midterm, la sua presenza è prepotentemente protagonista in vista del voto del 6 novembre. In uno scenario politico che rispecchia le profonde divisioni sociali, sfociate di recente negli attacchi contro la sinagoga di Pittsburgh e afroamericani in Kentucky.

Se i comizi di Trump si sono rivolti alla sua base elettorale in stragrande maggioranza bianca, in campo democratico i più noti esponenti afroamericani hanno messo il loro peso politico a favore dei candidati neri. Tra loro, la star della tv Oprah Winfrey e l'ex presidente Barack Obama. "Sono qui per un semplice motivo: chiedervi di votare. Le conseguenze di ciascuno di noi che non va alle urne sono profonde, perché l'America è a un bivio, il carattere del nostro Paese è in gioco", ha detto Obama in Georgia, dove è andato per sostenere Stacey Abrams, che tenta di diventare la prima donna afroamericana eletta governatrice negli Usa. In ballo ci sono anche Andrew Gillum, candidato governatore della Florida che sfida il repubblicano Ron DeSantis, e Ben Jealous in Maryland.

Dal canto suo, Trump è tornato a far riferimento alla bugia che vuole il primo presidente nero degli Stati Uniti non sia nato negli Usa, mentre è accusato di spaccare la società e mentre otto persone su 10 intervistate a Quinnipiac a luglio lo bollano come razzista. A un comizio l'ha di nuovo chiamato "Barack H. Obama", alludendo al secondo nome Hussein e alle sue origini extra-Usa. Tra i sostenitori di Trump ci sono anche quelli che imputano il clima di tensione e d'odio a Obama, dopo la strage di Pittsburgh con 11 morti, l'ondata di bombe inviate a note personalità pro-Dem, l'attacco in Kentucky. È il caso di Stacy Pignatti, 46 anni: "Non è mai stato così prima, quando c'era Bush non c'erano le tensioni razziali che abbiamo ora". Ma i detrattori di Trump accusano lui e la sua retorica divisiva e incendiaria. Il tycoon ha tra l'altro descritto i migranti messicani come "stupratori", tentato di bloccare l'ingresso dei musulmani nel Paese, attaccato i giocatori di football americano in protesta contro le brutalità della polizia verso i neri, non ha condannato le violenze dei suprematisti bianchi a Charlottesville.

In questo contesto s'inseriscono le candidatura di Gillum in Florida, di Abrams in Georgia, di Jealous in Maryland, tutti democratici con agende molto a sinistra nello spettro del partito, in lizza per diventare i primi governatori neri dei loro Stati. Al rally per Gillum, Obama ha bollato come "spot politico" il piano di Trump di mandare migliaia di soldati al confine messicano per bloccare la carovana di migranti centramericani. "Non abbiate ansia e non spaventatevi, non disperatevi, non fischiate e non fate hashtag: votate!", ha detto. Gillum ha accusato il rivale filo-Trump di "dare troppo spazio a razzisti, xenofobi e antisemiti", ricordando lo frase razzista pronunciata da DeSantis dopo le primarie, dove ha usato allusivamente la parola "scimmia" parlando del suo programma. DeSantis nega, affermando che Gillum voglia sviare l'attenzione da un'indagine dell'Fbi su presunta corruzione a Tallahassee, di cui il democratico è sindaco.

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