Messico al voto, Obrador si prepara a conquistare la presidenza
Favorito nei sondaggi con 20 punti di vantaggio sugli avversari, la vittoria di 'AMLO' appare quasi scontata

Messico al voto per le elezioni presidenziali e politiche. Circa 88 milioni di cittadini sono chiamati a scegliere il successore di Enrique Pena Nieto alla presidenza, nonché a rinnovare le Camere del Parlamento e rappresentanti locali. Sono 18mila in totale i posti in ballo, compresi 500 deputati e 128 senatori.

Il favorito alla presidenza è il candidato di sinistra anti-establishment Andres Manuel Lopez Obrador, noto con l'acronimo AMLO, in testa di oltre 20 punti percentuali nei sondaggi, che ha promesso un "cambiamento radicale". Il Paese va alle urne al termine di una campagna elettorale insanguinata, la più sanguinosa della storia del Messico, con almeno 136 politici assassinati, 48 dei quali erano candidati o pre candidati, secondo i dati dell'istituto Etellekt. I risultati preliminari ufficiali sono attesi intorno alle 23 locali, le 6 di mattina in Italia. La lotta contro la violenza legata al narcotraffico e contro la corruzione sono stati i messaggi al cuore delle priorità di AMLO.

L'ex sindaco di Città del Messico, che ha ricoperto questo incarico dal 2000 al 2005, promette di far arretrare la povertà che alimenta i cartelli della droga e di combattere la corruzione per finanziare dei programmi sociali. È il candidato del partito Morena, sigla che sta per Movimiento Regeneración Nacional, nato solo sei anni fa. Obrador non è nuovo alla politica, è la terza volta che corre per le presidenziali. Sorridente e facendo con le dita la V di 'vittoria', Lopez Obrador è arrivato nel suo seggio nella capitale, nel quartiere di Tlalpan, prima ancora dell'apertura, scattata alle 15 ora italiana. "È un giorno storico, il popolo messicano deciderà liberamente chi deve guidare il governo nei prossimi sei anni. Noi rappresentiamo la possibilità di un vero cambiamento, di una trasformazione, è per questo che è un giorno importante", ha dichiarato ai giornalisti.

AMLO, 64 anni, che dice di volere cacciare "la mafia dal potere", ha un enorme vantaggio di 20 punti sui suoi avversari. Dietro di lui il giovane conservatore Ricardo Anaya, 39 anni, vanta la sua "modernità" alla guida di una coalizione di destra e sinistra composta da PAN, PRD e dal Movimiento Ciudadano. Ancora dietro di lui Jose Antonio Meade, del Partito rivoluzionario istituzionale PRI di destra attualmente al governo, un candidato indipendente che si piazza al terzo posto principalmente a causa dell'immagine di corruzione e clientelismo legata al partito.

Molti elettori sono stufi dei due partiti che governano il Messico da circa un secolo, cioè appunto il PRI e il conservatore Partito di azione nazionale PAN. Lopez Obrador ha saputo puntare sull'insoddisfazione dei messicani dopo un mandato di Pena Nieto marcato da corruzione e violazione dei diritti umani. AMLO propone un "governo austero, senza lusso né privilegi", e promette di trasformare la residenza presidenziale di Los Pinos in centro culturale. Molti messicani e analisti lo criticano contestando una mancanza di proposte concrete e una retorica "populista", sostenendo che intenda avviare il Paese sulla strada del Venezuela con politiche socialiste rischiose per l'economia. E molti si interrogano sui rapporti che potrebbe avere con il presidente Usa Donald Trump su temi cruciali come l'immigrazione o la rinegoziazione dell'accordo di libero scambio nordamericano Nafta, che riguarda Usa, Messico e Canada. Altri invece, al contrario, ritengono che non ci sia niente da rimproverargli.

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