Medioriente, oggi riprendono i negoziati. Palestinesi: Cala ottimismo

Il Cairo (Egitto), 17 ago. (LaPresse/AP) - Sono tornate al Cairo le delegazioni di israeliani e palestinesi, che oggi riprenderanno i colloqui indiretti mediati dall'Egitto nel tentativo di raggiungere un accordo su una tregua a lungo termine. Attualmente è in vigore nella Striscia di Gaza un cessate il fuoco di cinque giorni fra Israele e Hamas, la cui scadenza è prevista per la mezzanotte locale di lunedì (le 23 di domani in Italia).

Uno dei negoziatori palestinesi, parlando oggi con Associated Press, si è detto "meno ottimista" sull'esito dei colloqui, spiegando che le distanze fra le parti sono ancora significative e che è tutt'altro che sicuro che possa essere raggiunto un accordo prima della scadenza del cessate il fuoco. "Siamo meno ottimisti di quanto eravamo prima", ha affermato, sottolineando che il nodo principale da sciogliere resta che Hamas insiste sul fatto che, prima della conclusione dei negoziati, Israele debba promettere di porre fine al blocco a Gaza. La delegazione palestinese è tornata al Cairo dopo avere avuto consultazioni in Qatar, Libano e altri Paesi del Medioriente.

Nel precedente round dei negoziati, fra martedì e mercoledì, l'Egitto aveva sottoposto a israeliani e palestinesi una sua proposta di soluzione. La proposta egiziana prevede l'allentamento di alcune parti del blocco imposto da Israele a Gaza, ma rimanda a negoziati futuri la risoluzione di alcuni nodi dibattuti, come per esempio la richiesta di Hamas di rimuovere totalmente il blocco e quella israeliana che vuole il disarmo di Hamas. Tel Aviv sostiene che il blocco della Striscia sia necessario a evitare il contrabbando di armi ed è riluttante a fare concessioni che possano consentire ad Hamas di dichiarare vittoria.

I colloqui sono mirati a porre fine all'ultima guerra fra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza, scoppiata lo scorso 8 luglio con il lancio dell'offensiva israeliana a Gaza soprannominata Margine protettivo. Si tratta della terza guerra a Gaza da quando Hamas ha preso il potere nel 2007. Finora, stando al bilancio fornito dalle Nazioni unite, quasi 2mila palestinesi sono morti (la maggior parte civili) e 10mila sono rimasti feriti. Fra gli israeliani il bilancio è invece di 67 morti, tutti soldati tranne tre. Questo mese di conflitto a Gaza è scaturito dal rapimento e dall'uccisione di tre ragazzini israeliani avvenuto a giugno in Cisgiordania. Per quegli omicidi Israele accusò Hamas e lanciò una massiccia campagna di arresti, fermando centinaia di membri del gruppo in Cisgiordania. Hamas e altri militanti risposero intensificando i lanci di razzi contro lo Stato ebraico.

E da Israele arrivano gli avvertimenti. "Se Hamas pensa che la sua sconfitta sul campo di battaglia sarà compensata da una vittoria al tavolo dei negoziati si sbaglia", ha detto il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, alla riunione settimanale del Consiglio dei ministri. Le dichiarazioni di Netanyahu, dal tono poco conciliatorio, giungono mentre al Cairo riprendono oggi i negoziati indiretti fra le delegazioni israeliana e palestinese per provare a raggiungere una tregua di lungo termine, mentre è prevista per lunedì a mezzanotte ora locale (le 23 di domani in Italia) la scadenza della tregua temporanea di cinque giorni nella Striscia di Gaza.

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