Medioriente, media: A luglio Israele rifiutò riavvio colloqui pace

Gerusalemme, 27 dic. (LaPresse/Xinhua) - Israele a luglio scorso ha respinto una proposta palestinese di tenere colloqui di pace segreti in cui come primo punto si sarebbe dovuta affrontare la questione dei confini di uno Stato palestinese. È quanto riferisce Israel Radio. L'emittente riporta che, proprio per discutere di questa ipotesi, a luglio l'ex capo negoziatore israeliano Silvan Shalom, che ha lasciato l'incarico di ministro dell'Interno la scorsa settimana a seguito di accuse di aggressioni sessuali, aveva incontrato il negoziatore palestinese Saeb Erekat in diverse località in Europa e Medioriente.

Stando alla radio, l'Autorità nazionale palestinese (Anp) aveva proposto di tenere colloqui di pace segreti e annunciarli solo una volta che si fosse trovata un'intesa, ma Shalom avrebbe sostenuto che Israele si è opposta alla proposta temendo che, dopo avere discusso dei confini del loro Stato, i palestinesi potessero poi non volere scendere a compromessi su altre questioni. Un funzionario israeliano coperto dall'anonimato ha smentito la notizia: "Israele vuole riprendere i negoziati senza precondizioni", ha detto, ribadendo quanto detto più volte ultimamente dal premier israeliano Benjamin Netanyahu. Il funzionario ha confermato che Shalom ed Erekat si sono incontrati, ma ha smentito il fatto che Tel Aviv si sia rifiutata di riavviare i negoziati.

Israele ha occupato Cisgiordania, Gerusalemme Est e Striscia di Gaza (territori in cui risiedono oltre 5 milioni di palestinesi) nella guerra dei sei giorni del 1967. L'Anp spera di ricostituire uno Stato palestinese in questi territori, applicando una soluzione a due Stati. L'ultimo round di colloqui di pace fra israeliani e palestinese ha avuto luogo fra luglio 2013 e aprile 2014, ma si concluse senza risultati. Il segretario di Stato americano, John Kerry, ha recentemente provato a riavviare i negoziati nel mezzo della nuova ondata di violenze cominciata a ottobre, in zui sono morte oltre 150 persone, la maggior parte delle quali palestinesi. Netanyahu sostiene che i palestinesi incitino alla ivolenza e ha invitato pubblicamente il presidente palestinese Mahmoud Abbas a riprendere i negoziati. I palestinesi, dal canto loro, accusano dal canto loro Israele di trascinare la situazione e avere avanzato richieste di sicurezza impossibili nell'ultimo round di negoziati, continuando a costruire insediamenti ebraici in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, territori rivendicati per il futuro Stato palestinese.

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