Medioriente, 10 anni fa moriva Arafat: i fatti da allora a oggi

Roma, 11 nov. (LaPresse) - Moriva esattamente dieci anni fa Yasser Arafat, lo storico leader dei palestinesi, che si spense l'11 novembre 2004. Ripercorriamo di seguito i principali fatti avvenuti in questo decennio.

LA MORTE DI ARAFAT. Aveva dato vita nel 1996 all'Autorità nazionale palestinese, istituzione che avrebbe dovuto rappresentare l'embrione di uno Stato indipendente (nata a seguito dello storico accordo del 1993 con l'allora premier israeliano Yitzhak Rabin e la mediazione di Bill Clinton). Ma questo non fu sufficiente. Quell'accordo, che valse a lui, a Rabin e all'ex presidente israeliano Shimon Peres, il premio Nobel per la pace, finì per non rappresentare mai quella svolta che tutti avevano creduto. Rabin fu ucciso nel 1994 da un colono ebreo estremista. Mentre Arafat, accusato di aver distratto ingenti fondi pubblici palestinesi per scopi personali (diverse inchieste internazionali furono condotte, con risultati opposti), negli ultimi anni della sua vita perse progressivamente consensi tra la popolazione. Fu confinato dagli israeliani a Ramallah. Non lasciò più la città fino a quando, il 29 ottobre 2004, non venne trasportato in gravi condizioni di salute a Parigi per essere ricoverato presso il reparto di ematologia dell'Hopital d'instruction des armées Percy, alla periferia della città. Lì morì pochi giorni dopo, l'11 novembre. Sulla sua morte resta il sospetto di avvelenamento, a causa del ritrovamento di tracce di polonio, un elemento radioattivo.

L'ASCESA DI ABU MAZEN. Alla sua morte, a prendere il posto di Arafat fu Mahmud Abbas, più conosciuto con la forma onorifica araba Abu Mazen. Tra i fondatori di Al Fatah, il partito di cui Arafat era stato leader, fu eletto nel gennaio 2005 nuovo presidente dell'Anp.

IL RITIRO DA GAZA. Ad agosto di quello stesso anno, su iniziativa del premier israeliano Ariel Sharon (controversa figura politica sulla quale pesava la strage di Sabra e Chatila, nonché la celebre passeggiata sulla Spianata delle moschee che aveva provocato l'esplosione della seconda Intifada), Israele si ritirò da Gaza, mantenendone il controllo dei confini, dello spazio aereo e di quello marittimo.

LA VITTORIA ELETTORALE DI HAMAS. L'anno successivo, nel gennaio 2006, si tennero le elezioni legislative. Hamas le vinse col 44% dei voti, contro il 41% di Al Fatah. Stati Uniti ed Unione europea non accettarono il risultato elettorale e imposero sanzioni. Alla fine dell'anno Abu Mazen convocò elezioni anticipate. Il conflitto tra Hamas e Fatah crebbe fino a sfociare in violenze che provocarono la morte di decine di palestinesi. Dopo alterne vicende, Hamas mantenne il controllo della Striscia di Gaza e Al Fatah della Cisgiordania.

LE OPERAZIONI MILITARI ISRAELIANE. Nell'estate del 2006 venne rapito il soldato Ghilad Shalit. Scatta la guerra tra Israele e il Libano. L'operazione viene battezzata 'Pioggia d'estate', siamo nel giugno del 2006. Seguono poi diversi altri conflitti: 'Nuvole d'autunno' (novembre 2006), 'Inverno caldo' (febbraio 2008), 'Piombo fuso' (dicembre 2008), 'Colonna di nuvola' (novembre 2012) e infine 'Margine protettivo' (2014).

IL GOVERNO DI UNITA' NAZIONALE. Nonostante le sanzioni, e forse anche grazie ad esse, Hamas mantiene il controllo della Striscia di Gaza e non perde consensi. Ad aprile di quest'anno la svolta: Hamas e Al Fatah si accordano per la formazione di un governo di unità nazionale. E' l'attesa riconciliazione. Israele tenta di evitare che la comunità internazionale riconosca il nuovo esecutivo: "Invito tutti i soggetti responsabili della comunità internazionale a non precipitarsi a riconoscere il governo palestinese di cui fa parte Hamas e che si regge su Hamas", dichiara il premier israeliano Benjamin Netanyahu subito dopo l'accordo. Cresce la tensione tra Tel Aviv e Gaza. Il 12 giugno tre ragazzi israeliani vengono sequestrati e uccisi. Netanyahu lancia un'operazione che porta all'arresto di oltre trecento persone. Dopo settimane di ricerche, il 30 giugno, vengono ritrovati i corpi dei tre. A Gerusalemme, per rappresaglia, un ragazzo palestinese viene rapito e bruciato vivo.

L'OPERAZIONE 'MARGINE PROTETTIVO'. La tensione cresce ulteriormente. L'8 luglio scatta l'operazione 'Margine protettivo', che terminerà il 26 agosto. Nella guerra perdono la vita 72 israeliani (66 militari e 6 civili) e oltre 2.100 palestinesi (almeno tre quarti dei quali civili). Numerose le strutture dell'Onu bombardate.

LA COMMISSIONE ONU NOMINATA DA BAN KI-MOON. Proprio per fare luce sulla questione delle strutture Onu, il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, proprio oggi ha nominato una commissione di inchiesta composta da cinque membri. Secondo l'Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite, almeno cinque sono le strutture colpite durante l'estate scorsa, con decine di morti, tra cui molti bambini. Israele sostiene che le scuole erano utilizzate dai militanti di Hamas come deposito per le bombe e nega di averle attaccate al fine deliberato di uccidere civili.

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