Medici senza frontiere: Bombardamenti indiscriminati

Roma, 21 lug. (LaPresse) - "Dall'inizio dell'operazione 'Margine protettivo', la maggioranza dei morti e dei feriti a Gaza sono civili e anche gli operatori medici stanno diventando un obiettivo". A sottolinearlo è l'organizzazione medico-umanitaria Medici senza frontiere (MSF). "Erano soprattutto donne e bambini - prosegue - i feriti arrivati domenica mattina al pronto soccorso dell'ospedale di Al Shifa a Gaza City - dove Msf sta lavorando - dopo i pesanti bombardamenti della notte precedente e della mattina stessa nel quartiere Ash Shuja'iyeh. Il personale di MSF ha visto centinaia di persone fuggire dalla zona". Msf chiede a Israele di "fermare i bombardamenti contro i civili, bloccati in una striscia di Gaza praticamente sigillata, e di rispettare la sicurezza degli operatori e delle strutture mediche". "Bombardamenti e attacchi aerei non sono solo intensi ma anche imprevedibili e questo rende molto difficile per Msf, e per gli altri operatori medici, muoversi e fornire cure di emergenza estremamente necessarie", sottolinea Nicolas Palarus, coordinatore del progetto MSF a Gaza.

Ci sono anche due fratelli di otto e quattro anni tra le centinaia di civili feriti nella notte ad Shujaiyya. Ora sono ricoverati fianco a fianco nell'unità di terapia intensiva per ustionati ad Al Shifa, con gravi ustioni provocate da un missile che ha colpito la loro casa. Solo all'alba le persone hanno iniziato a fuggire dall'area a piedi o in veicoli strapieni, e i feriti sono riusciti a raggiungere l'ospedale in ambulanza o per conto proprio.

"Nella sala di rianimazione del pronto soccorso, metà dei casi gravi sono morti entro dieci minuti e metà hanno subito interventi chirurgici d'urgenza", spiega Audrey Landmann, coordinatore medico Msf a Gaza. All'ospedale, Msf ha anche visto due paramedici deceduti e altri due rimasti feriti mentre cercavano di recuperare dei feriti da Shujaiyya. Sempre in mattinata, un veicolo di Msf chiaramente identificabile è sfuggito a un attacco aereo a 300 metri di distanza. Poco prima, le autorità israeliane avevano garantito spostamenti sicuri per Msf dal passaggio di frontiera di Erez a Gaza City, in modo da poter accompagnare in città un'équipe chirurgica appena arrivata.

"Gli operatori e le strutture mediche devono essere rispettate e non si deve sparare contro o nei pressi di ambulanze e ospedali", sottolinea Palarus. "Mentre secondo le dichiarazioni ufficiali l'offensiva di terra punta a distruggere i tunnel che portano a Israele, quello che vediamo sul campo è che i bombardamenti sono indiscriminati e chi muore sono i civili", continua.

Tre famiglie di operatori Msf hanno trovato rifugio nella clinica post-operatoria dell'organizzione a Gaza City. "Non hanno un altro posto dove andare e attraversare la frontiera non sembra essere un'alternativa realistica", spiega Palarus. "I rifugi delle Nazioni unite sono ora sovraffollati e le condizioni di igiene sono estremamente preoccupanti".

Per rispondere all'emergenza, Msf sta supportando l'ospedale Al Shifa a Gaza City con un'équipe chirurgica completa e materiali medici e di emergenza, e ha donato due forniture di emergenza al Central Drug Store a nord e a sud di Gaza. La clinica post-operatoria di Msf a Gaza City lavora al 10-30% della propria capacità perché l'intensità dei bombardamenti impedisce ai pazienti di accedere alla struttura. Le attività regolari di MSF al Nasser Hospital a Khan Younis sono state interrotte dal conflitto. Msf lavora a Gaza da più di 10 anni, fornendo servizi medici, chirurgici e psicologici. Ha anche risposto alle emergenze a Gaza nel 2009 e nel 2012.

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