Marò, Sergio Romano: Italia in vicolo cieco, doveva negare competenza India

Torino, 24 feb. (LaPresse) - Sul caso dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone l'Italia è "in un vicolo cieco" perché, continuando a sostenere che la legge antiterrorismo non andava applicata, il governo "si è orientato verso un'implicita accettazione della competenza della giustizia indiana". È questa l'impressione di Sergio Romano, ex ambasciatore ed editorialista del Corriere della Sera, raggiunto da LaPresse per un'opinione sugli sviluppi del caso in India.

Da Nuova Delhi sono giunte oggi fondamentalmente due notizie: una è quella che i due fucilieri non saranno processati in base alla legge antiterrorismo SUA Act; l'altra è invece di un nuovo rinvio della Corte suprema: visto che decade l'ipotesi del SUA Act, infatti, la difesa sostiene che il caso non possa restare di competenza dell'agenzia antiterrorismo Nia e la Corte dovrà ora esaminare se il caso debba essere assegnato a qualche altra agenzia. Riguardo a questo ultimo rinvio Sergio Romano ritiene che, dal momento che c'è una richiesta della difesa, bisognerà attendere. A suo parere l'Italia "avrebbe dovuto portare avanti fin dall'inizio la posizione che non riconosceva la giurisdizione dell'India".

Anche se l'Italia dovesse chiedere un arbitrato internazionale, inoltre, secondo Sergio Romano lo farà comunque da una posizione di debolezza, mentre "avrebbe avuto una posizione più forte se avesse rifiutato" in modo fermo la giurisdizione dell'India.

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