Mali, non si ferma avanzata ribelli. Francia: Situazione difficile

Bamako (Mali), 14 gen. (LaPresse/AP) - A quattro giorni dall'inizio dell'intervento armato francese sul Mali, non si ferma l'avanzata delle milizie islamiche. I ribelli hanno infatti preso il controllo della città centrale di Diabaly lungo la strada che porta a Segou, capitale amministrativa della regione centrale del Paese. A darne conferma è stato il ministro della Difesa di Parigi, Jean-Yves Le Drian, spiegando che la conquista è avvenuta dopo "pesanti combattimenti e resistenza da parte dell'esercito maliano, che non è riuscito a respingerle". Inoltre, secondo quanto riferisce un comandante dell'esercito locale, i militanti hanno occupato anche Alatona e attualmente si trovano a circa 400 chilometri dalla capitale Bamako. Questa mattina i caccia francesi avevano bombardato una zona nei pressi della stessa Diabaly, dopo che nei giorni scorsi i raid si erano concentrati per lo più nel nord.

LE DRIAN: DIFFICOLTA' NELL'OVEST. Che le condizioni sul terreno non fossero facile lo sanno l'esercito e il governo francese. Sempre il ministro Le Drian, in mattinata ha ammesso che la situazione "si sta evolvendo in modo favorevole", ma ci sono ancora difficoltà nell'ovest. "Nell'est - ha affermato Le Drian, dopo aver incontrato il presidente François Hollande - i terroristi sono stati bloccati", ma la situazione è più difficile nell'ovest dove le forze armate hanno a che fare con "gruppi estremamente ben armati e dove le operazioni continuano".

MUJAO: APERTE LE PORTE DELL'INFERNO. Un avvertimento e una minaccia, segnale delle nuove difficoltà che l'esercito francese potrebbe incontrare, sono arrivati direttamente dal Movimento per l'unità e la jihad in Africa occidentale (Mujao). "La Francia - ha dichiarato questa mattina il portavoce del gruppo, Omar Ould Hamaha, intervistato dalla radio francese Europe 1 - ha aperto le porte dell'inferno, è caduta in una trappola molto più pericolosa di Iraq, Afghanistan o Somalia". I francesi, ha affermato, dovrebbero "scendere a terra se sono degli uomini veri. Li accoglieremo a braccia aperte".

USA: AIUTEREMO FRANCIA A RACCOGLIERE INFORMAZIONI. Intanto, il segretario di Stato Usa, Leon Panetta, conferma che Washington fornirà alla Francia assistenza per la raccolta di informazioni nel corso delle operazioni contro i ribelli islamici. Nonostante al-Qaeda nel Maghreb islamico e i gruppi ad essa affiliati non siano una minaccia immediata per gli Usa, ha detto Panetta, "alla fine rimaniamo noi il loro obiettivo" e "dobbiamo agire per impedire che il gruppo prenda slancio".

UE CONVOCA RIUNIONE MINISTRI ESTERI. Sulla questione si sta concentrando anche l'Ue che ha convocato per i prossimi giorni una riunione straordinaria dei ministri degli Esteri. L'Ue aveva già fatto sapere di essere al lavoro sulla preparazione di una missione di addestramento truppe, escludendo ogni ruolo nei combattimenti. Michael Mann, portavoce dell'Unione, ha affermato che gli scontri in atto in Mali hanno reso più urgente la necessità della missione di addestramento, aggiungendo che essa verrà probabilmente avviata "nella seconda metà di febbraio o all'inizio di marzo". A dicembre l'Ue aveva dato disponibilità ad addestrare truppe maliane e di altre nazioni africane allo scopo di arginare la ribellione nel nord del Mali.

30MILA SFOLLATI PER COMBATTIMENTI. In serata, intanto, l'Onu lancia l'allarme sfollati che secondo le prime stime, a partire dalla nuova offensiva lanciata dai ribelli la settimana scorsa, sono già 30mila. Il numero reale, spiega però il vice portavoce delle Nazioni unite Eduardo del Buey, potrebbe essere più alto perché i gruppi islamisti stanno impedendo alle popolazioni in fuga di spostarsi verso sud. Del Buey ha inoltre aggiunto che da marzo 2012, quando i gruppi estremisti hanno assunto il controllo del Mali settentrionale, 230mila persone hanno abbandonato la propria casa. Il vice portavoce Onu ha infine precisato che il ministro dell'Interno della Mauritania ha notificato che migliaia di rifugiati stanno arrivando verso il confine del suo Paese.

ALLARME MEDICI SENZA FRONTIERE. Parole di turbamento sono giunte anche da Medici senza frontiere, che si dice "preoccupata per le persone che vivono vicino alle zone dei combattimenti" e chiede alle parti in conflitto di "rispettare la sicurezza dei civili e non attaccare le strutture mediche". Il gruppo ha fatto sapere di aver curato 12 persone rimaste ferite nei bombardamenti e negli scontri nel Paese africano. I feriti sono stati portati in un ospedale di Timbuctù, a circa sette ore di viaggio dalla zona dei combattimenti.

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