Mali, Corte penale internazionale apre indagine su crimini di guerra

L'Aia (Olanda), 16 gen. (LaPresse/AP) - La Corte penale internazionale ha aperto un'indagine sui crimini di guerra commessi in Mali dall'inizio della rivolta armata, avvenuto circa un anno fa. A darne notizia è il procuratore capo Fatou Bensouda, secondo cui "i crimini internazionali commessi in Mali hanno sconvolto profondamente la coscienza dell'umanità". Sette mesi fa, la stessa Bensouda aveva avviato un'indagine preliminare sulle accuse di crimini di guerra nel Paese africano. Nell'ipotesi iniziale si sospettavano reati come omicidio, stupro, mutilazioni, esecuzioni sommarie. L'indagine ora si concentrerà sul nord del Mali, dove lo scorso aprile i ribelli islamici hanno conquistato ampie parti di territorio in seguito a un colpo di Stato eseguito da militari disertori che ha destabilizzato politicamente l'intero Paese. Gli stessi ribelli contro cui si concentra l'intervento armato lanciato dalla Francia venerdì della scorsa settimana.

"In diversi momenti del conflitto - ha spiegato ancora la Bensouda - alcuni gruppi armati hanno causato caos e sofferenza umana, attraverso una serie di atti di estrema violenza". "Il mio ufficio - ha poi aggiunto - garantirà una indagine imparziale e diligente e porterà giustizia alle vittime del Mali indagando coloro che più sono responsabili per questi presunti crimini". Quella sul Mali è l'ottava indagine della Corte con sede all'Aia, finora tutte concentrate sull'Africa. In precedenza il tribunale ha aperto inchieste su Libia, Sudan, Costa d'Avorio, Uganda, Congo, Repubblica Centrafricana e Kenya. Tra i principali incriminati, il presidente del Sudan Omar al-Bashir, l'ex capo di Stato della Costa d'Avorio Laurent Gbagbo e il signore della guerra ugandese Joseph Kony.

Soddisfatti per la notizia di oggi i gruppi per i diritti umani. L'indagine, ha commentato Corinne Dufka, ricercatrice sull'Africa occidentale per Human Right Watch, "è un importante messaggio per tutte le forze, compresi i ribelli separatisti, i combattenti islamici, i soldati del governo e le truppe straniere, del fatto che seri abusi dei diritti umani non rimarranno impuniti". "La recente intensificazione dei combattimenti - ha aggiunto la Dufka - rende questo messaggio particolarmente importante. Ciò che ora la Corte penale internazionale necessita dai suoi Paesi membri è il sostegno diplomatico e finanziario, in modo da poter portare avanti il suo lavoro in questo momento difficile".

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