Macedonia al referendum sul cambio nome: Skopje guarda a Ue e Nato

I cittadini sono chiamati a votare per rinominare il loro Paese 'Repubblica di Macedonia del Nord'

Gli elettori macedoni votano nel referendum in cui decideranno se rinominare il loro Paese 'Repubblica di Macedonia del Nord'. Sembra una questione futile, ma il voto potrebbe mettere fine alla disputa diplomatica con Atene che sinora ha impedito alla nazione di aspirare alle adesioni all'Unione europea o alla Nato. A decidere saranno circa 2,1 milioni di elettori, che con un segno sulla scheda potrebbero mettere fine a 27 anni di 'ligitio' con la Grecia. Quest'ultima non accetta il nome Macedonia perché una delle sue province si chiama così, inoltre accusa Skopje di avere ambizioni sul suo territorio e sul suo patrimonio culturale.

Per protesta, Atene ha usato il suo veto contro i progressi del vicino nei colloqui di adesione all'Ue e alla Nato. La svolta è arrivata a giugno: Skopje e Atene hanno raggiunto un'intesa sul nome Repubblica di Macedonia del Nord. Ora i cittadini sono chiamati ad approvarlo. Il premier Zoran Zaev ha descritto la modifica come un'opportunità unica per superare la disputa e integrarsi con l'Occidente. Ha il sostegno di numerosi leader europei e statunitensi, che questo mese sono andati nella capitale a esprimere appoggio. "Sapete bene che un accordo migliore non è raggiungibile", ha detto Zaev alla folla giorni prima del voto, in uno degli eventi finali della campagna elettorale. Alcuni macedoni hanno detto di voler votare 'sì' nella speranza che le adesioni al blocco comunitario e all'Alleanza diano nuova linfa all'economia, colpita duramente dall'emigrazione. Se il referendum darà l'assenso al cambio del nome, l'accordo dovrà poi essere ratificato dal Parlamento, dove l'opposizione di destra minaccia di bloccarlo. Zaev spera che i cittadini si schierino in grande maggioranza a favore del cambiamento, in modo che per il partito nazionalista VMRO-DPMNE sia più difficile opporsi alla volontà pubblica.

Un'altra minaccia arriva dall'affluenza: se meno della metà degli elettori andrà alle urne, i detrattori potranno sfruttare questo dato per attaccare la credibilità della consultazione. La difficoltà di raggiungere alti numeri di partecipazione è accresciuta dal fatto che un quarto della popolazione macedone è emigrata all'estero. Il presidente Gjorge Ivanov, alleato all'opposizione nazionalista, all'Assemblea generale Onu ha parlato del cambio del nome come di "un suicidio storico".

Intanto, Skopje guarda all'invito della Nato, che è già sul tavolo. E guarda da ben più lontano all'Ue, essendo la via per raggiungerla meno sicura. Per gli standard europei, la Macedonia ha ancora molto da lavorare su corruzione e stato di diritto. E la propensione all'allargamento si sta affievolendo per vari membri dell'Ue, che hanno votato per posticipare i colloqui per l'adesione della Macedonia al prossimo anno, nonostante l'accordo. I seggi sono aperti dalle 7 alle 19, con 500 osservatori stranieri, secondo il canale televisivo Telma TV.

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