Libia, raid aerei Egitto contro Isis Hollande ed El-Sissi chiedono riunione Onu

Il Cairo (Egitto), 16 feb. (LaPresse) - L'Egitto ha lanciato stamattina raid aerei contro alcune postazioni dello Stato islamico in Libia all'indomani della diffusione del video dell'Isis che mostrava la decapitazione di 21 egiziani copti. A bombardare obiettivi islamisti non è però soltanto l'esercito del Cairo: aerei da guerra dell'esercito libico, quello legato al governo riconosciuto internazionalmente, hanno attaccato stamattina la città orientale di Derna, che è controllata da un gruppo affiliato all'Isis, e anche le città di Sirte e Ben Jawad, dove si trovano forze leali al governo autoproclamato di Tripoli. Il comandante dell'aviazione libica Saqer al-Joroush, parlando con Reuters, ha spiegato che a differenza degli attacchi contro l'Isis a Derna condotti insieme agli aerei egiziani, quelli a Sirte e Ben Jawad sono stati compiuti soltanto dalle forze libiche. Intanto il presidente francese François Hollande e quello egiziano Abdel Fatah El Sissi, nel corso di una telefonata, si sono detti d'accordo sulla necessità di una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite sull'Isis.

IN RAID UCCISI 40 MILITANTI ISIS, A DERNA MORTI 3 BAMBINI E 2 DONNE. La televisione di Stato egiziana Nile tv, citata da Xinhua, riporta che nei raid condotti stamattina dall'esercito dell'Egitto in Libia sono stati uccisi almeno 40 sospetti militanti dello Stato islamico. Ma tra le vittime, secondo quanto riferisce l'agenzia Efe, ci sono anche cinque civili: una fonte della sicurezza di Bengasi rifersice infatti a Efe che tre bambini e due donne, tutti residenti di Derna, sono morti nel raid egiziano.

L'INSTABILITÀ DELLA LIBIA E L'AVANZATA DELL'ISIS. La Libia è travolta dalla guerra civile scoppiata nel Paese dopo la caduta del regime di Muammar Gheddafi nel 2011. Quell'anno la Nato aveva appoggiato i ribelli con bombardamenti aerei contribuendo al crollo del regime. Da allora il Paese è precipitato nel caos della lotta di potere fra numerose milizie armate che si contendono il controllo del territorio. In particolare negli ultimi mesi la Libia si trova divisa fra due governi: quello ribelle con sede a Tripoli, costituito da milizie islamiste che non hanno accettato l'esito delle elezioni del 2014, e l'altro riconosciuto internazionalmente che ha invece spostato la sua sede a Tobruk ed è guidato dal premier Abdullah al-Thinni. Contro le milizie islamiste e a fianco del governo di Tobruk combattono al momento le forze del generale Khalifa Haftar.

Da questa situazione instabile hanno tratto vantaggio per rafforzare la propria posizione gruppi jihadisti affiliati allo Stato islamico, cioè il gruppo terrorista che controlla già un'ampia parte di territorio in Iraq e Siria. Derna, città che si trova 1.300 a est di Tripoli, è caduta in mano a militanti fedeli all'Isis l'anno scorso ed è considerata adesso roccaforte in Libia dei seguaci del leader dell'Isis Abu Bakr el Bagdadi, oltre che una grande base di addestramento per gli estremisti. Un po' più a ovest, sempre sulla costa libica, anche Sirte è stata presa recentemente dai combattenti dello Stato islamico. E la Libia si trova così adesso lacerata dai combattimenti fra un esercito secolare e militatni islamisti. All'interno dello Stato islamico in Libia combattono, oltre a cittadini libici, anche tunisini, algerini e uomini di altri Paesi del Sahel, che si sono stabiliti a Derna da dove provano ad avanzare verso la zona centro-nord del Paese. Si ritiene che molti siano combattenti di ritorno da Siria e Iraq, dove si sono formati tra le file dell'Isis.

LA DECAPITAZIONE DEI 21 EGIZIANI IN MANO ALL'ISIS. A scatenare la risposta egiziana di oggi è stato il video diffuso ieri dallo Stato islamico, che mostra la decapitazione di 21 ostaggi egiziani cristiani copti, vestiti con tute arancioni che richiamano quelle indossate dai detenuti di Guantanamo. Si tratta del primo video dell'Isis girato fuori dai territori controllati dal gruppo terroristico in Iraq e Siria. Ieri sera la Chiesa ortodossa egiziana aveva confermato l'uccisione dei 21: "Abbiamo guardato il doloroso video. Possiamo confermare l'assassinio dei nostri fratelli rapiti in Libia", ha detto il portavoce della chiesa copta d'Egitto, Polis Halim, citato dall'agenzia di stampa egiziana Mena. Gli egiziani erano stati rapiti a Sirte in due occasioni separate a dicembre e gennaio, a solo una settimana di distanza gli uni dagli altri.

LA REAZIONE DELL'EGITTO. La reazione del Cairo era stata immediata. Il presidente egiziano El-Sissi era intervenuto ieri sera stessa con un discorso trasmesso in tv: "L'Egitto si riserva il diritto di rispondere in modo adeguato a tempo debito per punire questi assassini", aveva affermato. El-Sissi aveva inoltre dichiarato sette giorni di lutto nazionale per la morte dei 21 egiziani e aveva ordinato un meeting di emergenza del Consiglio nazionale di difesa, annunciando di avere ordinato al governo di applicare un divieto di viaggi alla Libia. Dalla rivolta del 2011 migliaia di egiziani si sono recati in Libia in cerca di lavoro nonostante il consiglio del governo di non andare nel Paese.

LA COALIZIONE ANTI ISIS. L'estate scorsa, a seguito della rapida avanzata dello Stato islamico a cavallo tra Iraq e Siria, si è formata una coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti che continua a bombardare postazioni del gruppo nei due Paesi. In risposta a questi raid l'Isis ha già ucciso almeno cinque ostaggi occidentali (James Foley, Steven Sotloff, David Haines, Hervé Gourdel in Algeria, Alan Henning), due giapponesi (Kenji Goto e Haruna Yukawa) e il pilota giordano Muaz al-Kasaesbeh. Inoltre è stata recentemente confermata la morte della cooperante Usa Kayla Mueller. L'Egitto ha sempre negato di avere partecipato ai raid della coalizione anti Isis in Iraq e Siria, ma alcuni funzionari Usa hanno riferito che gli Emirati Arabi Uniti hanno compiuto attacchi aerei utilizzando basi egiziane.

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