Libia nel caos dopo attacco al Parlamento: 2 morti, 50 feriti

Tripoli (Libia), 19 mag. (LaPresse/AP) - Resta tesa la situazione a Tripoli, all'indomani dell'attacco al Parlamento lanciato dalle forze leali al generale Khalifa Hiftar. Quell'assalto, secondo le autorità libiche, è stato sostenuto dalle due milizie al-Qaaqaa e Sawaaq, le più grandi della capitale, nonostante operino sotto il mandato del governo. Il bilancio è di due morti e oltre 50 feriti. Ieri sera le milizie che appoggiano il governo ad interim hanno sorvegliato i posti di blocco intorno alla città, mentre le forze di Hiftar sembrano concentrate nella periferia meridionale e lungo la strada che porta all'aeroporto. Stamattina gli spari lungo la strada dell'aeroporto si sono attenuati e le autorità sembrano determinate a far passare il messaggio che le attività procedono come al solito: il ministero dell'Istruzione, citando l'agenzia di stampa Lana, nega che gli esami finali delle scuole superiori siano stati sospesi e invita gli studenti ad andare a scuola normalmente.

GOVERNO SMENTISCE: PARLAMENTO NON È SOSPESO. In una dichiarazione diffusa stamattina, il ministro della Giustizia libico Salah al-Marghani ha condannato l'attacco di ieri al Parlamento smentendo che l'attività dell'organo legislativo sia stata sospesa, cosa sostenuta invece ieri dalle forze di Hiftar. La Libia "condanna l'espressione dell'opinione politica attraverso l'uso delle forze armate" e "invita a una fine immediata dell'uso dell'arsenale militare, oltre che richiamare tutte le parti a ricorrere a dialogo e riconciliazione", ha affermato il ministro. Poi ha aggiunto che l'assalto al Parlamento non ha nulla a che vedere con la recente offensiva guidata dalle forze del generale Khalifa Hiftar a Bengasi, ma senza argomentare questa affermazione.

LE VIOLENZE DI BENGASI: 70 MORTI. Venerdì le forze guidate da Hiftar avevano lanciato un'offensiva nella città orientale di Bengasi e in quegli scontri, stando alle autorità, sono rimaste uccise almeno 70 persone.

L'ATTACCO AL PARLAMENTO: 2 MORTI E 50 FERITI. L'assalto al Parlamento è giunto invece ieri, quando le forze leali a Hiftar hanno usato armi antiaeree montate su furgoni, colpi di mortaio e lanci di razzi. Uomini armati hanno fatto irruzione nell'edificio, che si trova nel cuore di Tripoli, e l'hanno saccheggiato costringendo i deputati a fuggire. Alcune ore dopo l'assalto un comandante della polizia militare, Mokhtar Farnana, parlando alla tv libica per conto del gruppo di Hiftar ha annunciato la sospensione delle attività del Parlamento, sostenendo che il compito di prendere il suo posto fosse stato consegnato a una nuova Assemblea costituente di 60 membri e aggiungendo che l'attuale governo avrebbe continuato ad agire come un esecutivo di emergenza. Parlando in uniforme militare, davanti alla bandiera libica, Farnana ha insistito sul fatto che l'attacco al Parlamento non sia un colpo di Stato ma una battaglia "per scelta del popolo". "Annunciamo al mondo che il Paese non può essere un terreno di crescita o un incubatore per il terrorismo", ha affermato.

GIALLO SU 20 DEPUTATI IN OSTAGGIO. Una fonte della Libyan Revolution Operation Room, un gruppo di milizie incaricato della sicurezza della capitale, sostiene che 20 parlamentari e funzionari del governo siano stati rapiti, ma il sequestro non è stato confermato e l'agenzia di stampa libica Lana non ne fa parola.

I MOTIVI DELL'ATTACCO. Le violenze giungono a tre anni dalla caduta di Muammar Gheddafi e l'attacco di ieri a Tripoli ha preso di mira i deputati islamisti, ai quali le forze di Hiftar attribuiscono la responsabilità di permettere agli estremisti di tenere il Paese in ostaggio. A spiegarlo alla tv libica al-Ahrar è stato ieri stesso il portavoce di Hiftar, Mohammed al-Hegazi: "Il Parlamento è ciò che sostiene queste entità islamiste estreme" e "l'obiettivo è di arrestare questi corpi islamici che vestono i panni della politica", ha detto.

Il Parlamento è diviso tra fazioni islamiste e non islamiste, dietro le quali sono allineate milizie rivali. Di recente gli islamisti hanno appoggiato la nomina di un nuovo primo ministro, contro la quale i non islamisti hanno protestato sostenendo che il nuovo esecutivo non sia legittimo. Non è chiaro quali milizie e leader politici appoggino Hiftar, ma la sua azione giunge in un momento di diffusa disillusione fra i libici per il governo apparentemente senza potere, che non riesce ad avere il polso della situazione nel Paese. Tra i sostenitori di Hiftar c'è sicuramente il gruppo federalista che ha dichiarato un governo autonomo nell'est e ha sequestrato per mesi porti e terminal petroliferi, chiedendo di ricevere una quota maggiore del ricavato dalla vendita del petrolio.

CHI È IL GENERALE HIFTAR. Un tempo alla guida dell'esercito proprio sotto Gheddafi, il generale Khalifa Hifter aveva disertato negli anni '80. Dopo la caduta del dittatore gli fu assegnato il compito di aiutare a ricostruire le forze armate, ma fu rimosso da quell'incarico poco dopo. Sostiene che gli Stati Uniti abbiano appoggiato i suoi sforzi di far cadere l'ex raìs negli anni '90. A febbraio era apparso in un video online, mandato in onda da diverse emittenti libiche. Nel filmato compariva in uniforme militare e davanti a una bandiera della Libia e sosteneva di parlare in quanto "comando generale dell'esercito libico", spiegando che intendeva "salvare" la nazione con un piano a cinque punti che prevedeva la sospensione del Parlamento e del governo e la loro sostituzione con un comitato presidenziale e un Consiglio di difesa, che lui stesso avrebbe guidato.

GRUPPO LEGATO AD AL-QAEDA SI SCHIERA CONTRO HIFTAR. Intanto il gruppo 'Leoni del monoteismo', legato ad al-Qaeda e attivo in Libia, annuncia che combatterà contro le forze leali al generale Hiftar. "Siete entrati in una battaglia che perderete", avverte in un video pubblicato sui siti militanti un combattente con il volto coperto, che si identifica come Abu Musab al-Arabi. Il gruppo afferma che nei combattimenti di ieri i soldati di Hiftar hanno anche attaccato le milizie islamiche.

I GOVERNI POST GHEDDAFI E LA GESTIONE DELLE MILIZIE. Dalla caduta di Muammar Gheddafi l'esercito e la polizia della Libia hanno contato sulla miriade di milizie attive nel Paese, gruppi pesantemente armati che si sono formati su base etnica, di città d'origine e religione e sono emersi dalle fazioni dei ribelli che hanno combattuto contro il raìs. Portare le milizie sotto controllo è stata una delle sfide più grandi per i governi ad interim post Gheddafi, sfida ampiamente fallita dal momento che le milizie hanno preso il controllo di terminal petroliferi e hanno persino rapito l'ex primo ministro.

MOGHERINI: ONU E UE RILANCINO TRANSIZIONE DEMOCRATICA. Dalla ministra degli Esteri italiana, Federica Mogherini, è giunto oggi un appello a rilanciare la transizione democratica. "Prima che la situazione sfugga a ogni controllo e la Libia imbocchi la strada della conflittualità in modo irreversibile, la comunità internazionale, dall'Unione Europea all'Onu, deve mobilitare tutti gli strumenti della diplomazia affinché la transizione verso la democrazia si compia con successo, con il coinvolgimento di tutte le parti", afferma la ministra. In una nota, la Farnesina riferisce che Mogherini segue fin dagli scorsi giorni con grande preoccupazione l'evolversi della situazione in Libia e, nella giornata di intensi scontri a Tripoli e in altre aree del Paese, è stata in costante contatto con l'ambasciatore italiano, Giuseppe Buccino Grimaldi, per essere aggiornata puntualmente degli sviluppi.

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