Libia, già 121 morti e 561 feriti nella battaglia di Tripoli

Oggi a Roma il vicepresidente libico Maitig e domani Conte vedrà il ministro del Qatar Al Thani. Gentiloni: "Rischi anche per la nostra sicurezza. Ma l'Italia non ha un ruolo"

Almeno 121 persone sono state uccise e altre 561 feriti dall'inizio di un'offensiva, il 4 aprile, da parte del maresciallo Khalifa Haftar contro Tripoli. Lo ha riferito l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). L'ufficio dell'organizzazione in Libia, ha condannato anche sul suo account Twitter, "i ripetuti attacchi contro lo staff medico" e le ambulanze a Tripoli.

Mentre sia Haftar, sia le forze del Governo di accordo nazionale (Gna) del premier Fayez al-Serraj, hanno proclamato di essere avanzante, e nessuna delle due in realtà sembra aver fatto reali progressi sul terreno, Haftar è andato al Cairo dove ha incontrato il presidente, Abdel Fattah al-Sisi, che gli ha confermato il sostegno dell'Egitto. Al-Sisi ha infatti ribadito l'appoggio agli "sforzi per combattere il terrorismo e le milizie estremiste, per ottenere sicurezza e stabilità per i cittadini libici nel Paese". 

Intanto, gli scontri continuano e nessuna delle due parti sembra intenzionata a cedere o ad accettare una tregua. La controffensiva di Al Serraj sembra aver messo in difficoltà Haftar che avrebbe chiesto aiuti militari a Mosca.

L'Italia ha invitato a Roma, per affrontare la crisi, il ministro del Qatar (alleato di Tripoli) Al Thani che è in arrivo in Italia e, domani, Conte vedrà il vice di Al Serraj, Ahmed Maitig.

Paolo Gentiloni - "Le conseguenze sono innanzitutto sulla sicurezza: è chiaro che la Libia nel caos significa anche un pericolo di infiltrazioni dalla frontiera con la Tunisia di gruppi qaedisti e in particolare di Ansar al-sharia. Poi ci sono i contraccolpi economici, per l'importanza che ha la Libia per l'Eni e per l'approvvigionamento energetico. Ed è evidente che una ripresa anche limitata di flussi migratori, dovuti al caos e alla non operatività della guardia costiera, renderebbe impossibile questa linea propagandistica e meschina della chiusura dei porti per chi fugge da una guerra". Così, in un'intervista a La Stampa, il presidente del Pd, Paolo Gentiloni. L'ex premier (ed ex ministro degli Esteri) parla del suo successore, Giuseppe Conte: "Paghiamo sul dossier per noi più importante un isolamento internazionale senza precedenti. Non ho capito se abbiamo degli amici e se li abbiamo chi siano. Trump? Putin? Al Sisi? L'unica cosa chiara è che l'atteggiamento verso la Russia, sul Venezuela, il rapporto con la Cina, i bisticci con gli europei hanno trasformato l'Italia in un Paese debole, arrogante e inaffidabile".

"Purtroppo il prezzo rischiamo di pagarlo in Libia dove ovviamente avremmo bisogno di coinvolgere gli Usa e di lavorare con la Ue, Germania in testa: per gestire sia i rapporti con chi promuove la guerra per procura in Libia e sia per comporre gli interessi talvolta divergenti di Italia e Francia", sottolinea ancora Gentiloni.

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