Libia, colpo di mortaio vicino a ambasciata Italia
Tre civili sono rimasti feriti. Roma-Parigi-Londra-Usa: "No escalation di violenza"

Razzi sono caduti su varie zone di Tripoli, in Libia, nonostante la tregua che avrebbe dovuto mettere fine agli scontri fra milizie rivali. Un proiettile ha colpito il popolare hotel al-Waddan, a poca distanza dall'ambasciata italiana. Tre civili sono rimasti feriti, nessuno di essi tra il personale della sede diplomatica. Le nuove violenze arrivano mentre Italia, Francia, Regno Unito e Stati Uniti hanno condannato la situazione, avvertendo che una escalation minerebbe il processo politico nel Paese. Questo mentre la Settima brigata di Tarhuna, che formalmente risponde al ministero della Difesa del governo guidato dal premier Fayez al-Sarraj, ma si è scontrato con i gruppi ad esso fedeli, ha respinto la tregua e promesso che "combatterà" sino a quando non avrà "ripulito" la città "dalle milizie", ha riferito Libya Observer.

Soccorritori e testimoni hanno raccontato che le tre persone sono rimaste ferite quando un razzo ha colpito l'albergo, che guarda sulla baia ed è frequentato da stranieri. Non è chiaro, tuttavia, se le vittime siano cittadini libici o meno. I proiettili sono caduti anche su altre zone della città, al centro di una dura lotta di potere dalla caduta nel 2011 del dittatore Muammar Gheddafi. Venerdì almeno 15 razzi erano piovuti su Tripoli, tra cui sull'unico aeroporto funzionante, quello di Mitiga, dove tutti i voli erano quindi stati sospesi e dirottati su Misurata.

Gli scontri erano esplosi lunedì nei sobborghi a sud di Tripoli e proseguiti fino a mercoledì pomeriggio, dopo che una tregua era crollata nonostante l'appello delle Nazioni unite alla calma. Una pausa nei combattimenti si è verificata giovedì, dopo il cessate il fuoco annunciato da ufficiali della Libia occidentale, ma le ostilità erano riprese in serata. In una nota congiunta, i quattro Paesi hanno "condannato fermamente la continua escalation di violenza a Tripoli e nei suoi dintorni", definendo "inaccettabili" i "tentativi di indebolire le legittime autorità libiche e ostacolare il corso del processo politico. "Chi compromette la sicurezza a Tripoli o altrove in Libia - si legge poi - sarà ritenuto responsabile di tali azioni", e "tutte le parti sono invitate ad astenersi da qualsiasi azione che possa mettere in pericolo il quadro politico stabilito con la mediazione dell'Onu".

Anche il ministero dell'Interno del Governo di accordo nazionale (Gna) di al-Serraj ha denunciato le nuove violenze, accusando fazioni non precisate di "minare il cessate il fuoco" annunciato giovedì, "lanciando ciecamente razzi e mortai su Tripoli e sui suoi sobborghi". Secondo il ministero della Salute del Gna, circa 40 persone sono state uccise e oltre cento ferite da quando sono esplosi gli scontri. Human Rights Watch ha denunciato che quattro bambini sono tra gli almeno 18 civili uccisi nei combattimenti.

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