Lacrime in piazza e Champs-Elysées vuoti, Parigi a 7 giorni dalla strage

dal nostro inviato Matteo Bosco Bortolaso Parigi (Francia), 20 nov. (LaPresse) - C'è chi canta la Marsigliese e chi sfida i terroristi. Chi abbraccia gli sconosciuti e chi invita a "stare assieme, non uno accanto all'altro". Il popolo di Parigi, ferito al cuore sette giorni fa, si dà appuntamento nei bar colpiti dai terroristi e nelle piazze dei valori repubblicani. Ci sono lacrime e candele, rabbia e orgoglio, retorica e sentimento.

Ma c'è anche la paura, che ha tenuto tante persone chiuse in casa. Gli Champs-Elysées sono rimasti quasi vuoti questa sera: solo pochi passanti si fermavano ai mercatini di Natale, le cui casettine bianche, normalmente, attirano centinaia di persone. L'appuntamento è forse per i prossimi giorni: Parigi, dopo l'attentato di Charlie Hebdo, ha dimostrato di potere essere magnete del bisogno sociale di stare assieme e di manifestare. Ed è proprio quello "spirito dell'11 gennaio" - il giorno in cui le piazze gremite di migliaia di persone gridarono 'Je suis Charlie' - che molti vorrebbero ritrovare.

Per il momento, l'appello a "fare rumore e luce" ad una settimana dagli attacchi sembra non aver attecchito, non in tutti i quartieri almeno.

Ad ogni modo, aspettando l'omaggio alle vittime di venerdì prossimo, oggi decine di parigini sono tornati al Caffè Carillon e al ristorante Le Petit Cambodge, per rendere omaggio alle vittime innocenti e riaccendere le candele spente dalla pioggia battente che ha rattristato ulteriormente questo venerdì durante il quale sono arrivate brutte notizie dal Mali, cui molti francesi sono legati. "Dopo l'intervento ordinato dall'Eliseo, un paio di anni fa, i neonati di Bamako vengono chiamati 'Francois Hollande', così, tutto intero, come se fosse un unico nome di battesimo", racconta Lédéa, che lavora in uno studio legale non lontano dall'Arco di Trionfo.

A Place de la République, le montagne di fiori e di foto diventano sempre più alte. Sono state costruite, giorno dopo giorno, ai piedi della statua di bronzo della Marianna, simbolo di Francia, e tutt'attorno al suo suo enorme piedistallo, su cui siedono le allegorie di Eguaglianza, Libertà e Fraternità. Si vedono messaggi in arabo e cinese, foto delle vittime e disegni. C'è pure il presidente della Camera, Claude Bartolone. Anche i meno avvezzi alla politica lo riconoscono: è stato lui ad introdurre lo storico discorso di François Hollande, lunedì a Versailles. La sua biografia dice molto su quanto la storia della Francia sia legata all'emigrazione: è nato a Tunisi, dove suo padre - scappato al fascismo - aveva incontrato sua madre, di origine maltese. "Sono qui per mostrare quanto il rassemblement è importante per noi - spiega - vuol dire stare insieme, non uno di fianco all'altro".

Già lo scorso gennaio, proprio durante le manifestazioni dopo l'attacco di Charlie Hebdo, erano apparsi graffiti di orgoglio nazionale al centro della piazza, luogo di ritrovo da cui parte lo 'struscio' verso la movida delle notti della capitale, lungo il Canale St. Martin e la rue Oberkampf .

Stasera i locali non sono troppo affollati, ma è dovuto anche all'ora: i francesi stanno ancora cenando: in effetti diversi ristoranti sono stracolmi. Al bar si è già andati prima per 'l'apéro', vero e proprio rituale d'Oltralpe, oppure dopo aver mangiato. Un gruppo di quattro studentesse si sono fermate ai piedi della Marianna. "Poi andremo a bere un bicchiere nella 'terrasse' all'aperto di un caffè qui vicino - spiega una di loro - vogliamo mostrare che la vita continua".

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