La testimonianza: I palestinesi si aspettavano nuova operazione

Roma, 8 lug. (LaPresse) - I palestinesi si aspettavano da settimane una nuova operazione su vasta scala da parte israeliana. Ripubblichiamo di seguito una intervista del 17 giugno da Gaza a Paola Manduca, genetista dell'università di Genova, che negli ultimi giorni è riuscita a rientrare in Italia.

"Il rumore era forte e mi ha svegliato. Non mi sono alzata e, come succede qui, ho solo spalancato gli occhi e mi sono domandata da che direzione venissero i rumori". E' il racconto a LaPresse di una testimone diretta degli ultimi raid israeliani su Gaza. A parlare è Paola Manduca, genetista dell'università di Genova, leader di New Weapons Research Group, un gruppo di scienziati e ricercatori che conduce da anni analisi sugli effetti dell'impiego di armi non convenzionali sulle popolazioni civili dopo i conflitti. Da qualche mese si trova nella Striscia per un nuovo studio.

Da giorni la tensione continua a crescere, dopo la scomparsa di tre ragazzi, due israliani e uno statunitense, e nella notte i caccia israeliani sono tornati a colpire. "Non ero nella zona attaccata - spiega Manduca -. Ho già vissuto vari periodi di bombardamenti sporadici come questi, cioè non di guerra aperta ma limitati ancorché quotidiani e di droni che per giorni girano sulla testa. Credo di avere imparato a fare come gli abitanti. Registro, prego che non ci siano vittime e continuo a fare quello che facevo prima. Non si può fare diversamente. Poi la mattina dopo se ne parla con i colleghi per avere le notizie di chi è stato colpito".

"LA REAZIONE PIU' SANA E' CONTINUARE A VIVERE NORMALMENTE". Fortunatamente non ci sono state vittime, ma "non cambia molto dal punto di vista della reazione. Quando la pressione è continua, la cosa più sana è continuare a vivere normalmente".

"SI EVITA DI PARLARNE PER PROTEGGERE I BAMBINI". Questa apparente continuità della quotidianità non è però indifferenza, è solo una necessità. Nella mente e nel cuore i cittadini sono feriti ogni volta che avviene. Il conto della sofferenza si allunga e rende meno sicuri tutti e più arrabbiati i giovani. Ma finchè è possibile si cerca di proteggere i bambini non parlandone troppo".

GLI EGIZIANI BLOCCANO LE USCITE. Da settimane al valico di Rafah non si passa. "Sono qui - racconta Manduca a LaPresse - da 2 mesi e mezzo e non riesco ad uscire per la chiusura continua del valico da parte dell'Egitto. Sono 48 giorni che non apre nemmeno per i malati. Solo i gruppi organizzati di pellegrini per La Mecca passano la frontiera un paio di volte al mese. Pensavo di rimanere a Gaza un mese soltanto, per discutere alcuni progetti di ricerca e per sostenere un team chirurgico pediatrico che abbiamo, come univeristà di Genova, messo in contatto per operare bamabini con malformazioni congenite. Invece sono ancora qua".

"GLI EGIZIANI HANNO CAMBIATO ATTEGGIAMENTO". "L'Egitto non permette nemmeno ai cittadini europei, pochi come le dita di una mano qui a Gaza, di rientrare in Egitto, neanche quando aprono il valico per i pellegrini. L'ufficio al Cairo del ministero egiziano delegato ai permessi per il valico di Rafah accusa Hamas di non voler farci passare. Questo ufficio, nel passato collaborativo, ha cambiato direzione e totalmente atteggiamento, sia nei confronti dei singoli che delle ambasciate. Ma noi da qui sappiamo che non è Hamas che non ci fa passare".

"NON PASSANO NEANCHE I MALATI". "Rafah non è mai stato un valico di facile accesso. Aveva degli orari limitati e si aspettava molte ore, ma per 5 giorni alla settimana era accessibile. Adesso è tutto cambiato. Da novembre ha aperto solo due giorni ogni sei settimane". I malati avrebbero un accesso privilegiato ma non sembra più essere così: "Domani - spiega Manduca - passeranno forse quelli in lista dalla metà di aprile. Un paio di mesi fa a Rafah è morto un bambino malato mentre attendeva di passare. E io sto personalmente sperimentando che neanche gli europei passano più".

"IL VALICO SEMBRA UNA TRINCEA". "Il terminal è in disuso, non c'è più niente. La banca è chiusa, persino i gabinetti sono stati chiusi. C'è pochissimo personale. Le casette adibite a bar e servizi igienici sono state rase al suolo. Non c'è la folla di ragazzi che portavano le valigie e cambiavano i soldi, né le donne che vendevano frutta, insomma tutta quella economia povera che si era sviluppata intorno al valico. C'è solo terra battuta e sacchi di sabbia, sembrano trincee".

"SENZA BENZINA C'E' BUIO E SILENZIO". Con l'abbattimento dei tunnel, a Gaza non arriva più benzina dall'Egitto e quella israeliana costa molto di più. Risultato: "Sono scomparse anche le luci ed i generatori a gasolio. C'è buio e silenzio. I taxi, unico trasporto pubblico, sono diminuiti di numero. Sono comparse invece le biciclette e tantissimi trasporti e commerci si fanno con i carri trainati da asini e cavalli". A questo si aggiunge il problema degli stipendi dei dipendenti statali. La mancata intesa tra Fatah e Hamas su questo punto ha portato infatti migliaia di persone a non ricevere più lo stipendio. Il che sta provocando un impatto devastante su una economia piccola come quella di Gaza.

"I PALESTINESI SI ASPETTANO UNA NUOVA GUERRA". L'atmosfera nella Striscia è pesante. "I palestinesi si aspettano un'altra guerra - dice Manduca -. Se sarà solo su Gaza o anche in Cisgiordania qui nessuno sa dirlo, ma certamente su Gaza tutti si aspettano nuovi attacchi seri".

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