LA TESTIMONIANZA Chirurgo italiano a Gaza: Qui 60 feriti da scuola Onu

di Fabio De Ponte

Gaza (Striscia di Gaza), 10 lug. (LaPresse) - Dalla scuola delle Nazioni unite colpita stanotte "sono arrivati tanti morti. Il numero esatto non glielo so dire ma sono arrivati una sessantina di feriti, forse di più. Ce ne sono arrivati continuamente". Cosimo Lequaglie è un chirurgo toracico italiano e lavora con l'equipe di Medici senza frontiere all'ospedale Al Shifa di Gaza, il maggiore della Striscia. È il direttore della divisione di chirurgia toracica del centro di ricerca oncologico di Rionero in Vulture. Alla sua prima esperienza con l'organizzazione umanitaria, si trova a Gaza dal 17 luglio. "La situazione - racconta raggiunto telefonicamente da LaPresse - sta peggiorando, stanno arrivando tanti bambini feriti. Ne sono morti parecchi anche qui in ospedale. Tantissimi ustionati, con schegge e ferite da scoppio. Tanti sono stati amputati".

"TANTI AMPUTATI DI ENTRAMBE LE BRACCIA O LE GAMBE". "Ci sono stati - spiega - un sacco di traumi cranici, con ematomi e schegge intracraniche. Abbiamo dovuto amputare tanti alle gambe o alle braccia, anche bilateralmente", cioè sia dal lato destro che da quello sinistro. "È successo anche a due ragazzi di vent'anni", aggiunge.

"SI OPERA CONTEMPORANEAMENTE ALLE GAMBE E ALLA TESTA". "La maggior parte di questi bambini - prosegue - ha schegge in testa. Per fortuna qui c'è una equipe neurochirurgica che opera. Devo dire che ci sono tutte le specialità. Si cerca di operare in contemporanea, in certi momenti anche in tre equipe: l'oculista sugli occhi, il neurochirurgo sul cervello e io sul torace, e magari l'ortopedico che mette a posto nel frattempo una gamba. È veramente un lavoro di squadra notevole.

Un po' faticoso...".

"ERAVAMO CONTENTI, INVECE E' RIPARTITA L'ESCALATION". "Purtroppo assistiamo - continua - a un'escalation. Sembrava che la cosa avesse rallentato fino all'altro ieri. Ci eravamo meravigliati, eravamo tutti contenti, però da ieri è il contrario. Sta di nuovo montando".

"NON E' STATO COLPITO L'OSPEDALE". Finora "per fortuna non è stato colpito l'ospedale". In realtà, spiega, quando due giorni fa si è diffuso l'allarme anche per Al Shifa, a essere colpita era stata "una palazzina qui accanto", che fa parte del complesso, ma non l'ospedale in sé, che "continua ad andare. Per fortuna qui sono tutti in gamba, continuano a lavorare, tutti a ritmo serrato".

"IL RISCHIO? NON CI PENSIAMO, C'E' TROPPO DA FARE". Al rischio "diciamo che ci pensiamo fino a un certo punto. C'è tanto da fare. Gli unici momenti di incertezza arrivano quando si sentono un sacco di botti oppure vediamo i bengala che illuminano tutto; oppure nei momenti di spostamento, perché abbiamo bisogno dell'ok del nostro ufficio per poterci spostare".

"SONO QUI DA IERI POMERIGGIO". Proprio durante la telefonata arriva il momento di spostarsi. Lequaglie si riunisce in gruppo con gli altri dello staff di Msf, in attesa di muoversi. Sono le dieci del mattino. "Sono qui da ieri, dalle prime ore del pomeriggio", racconta. I turni sono organizzati in base alle necessità, spiega. "Di giorno riescono a tamponare" con il personale medico già disponibile mentre le situazioni di maggiore emergenza si verificano "prevalentemente dal primo pomeriggio fino alla notte". Lo staff di Medici senza frontiere al mattino fa un punto della situazione, un resoconto di quello che è avvenuto durante la notte. Poi qualche ore di sonno e si ricomincia.

"STIAMO RACCOGLIENDO MATERIALI DALL'ITALIA". All'ospedale, spiega il chirurgo, "continuano a mancare alcune cose che faciliterebbero di gran lunga la gestione, anche in termini di velocità, perché permetterebbe un ricambio più rapido dei pazienti. Qui non hanno materiali particolarmente buoni: lacci emostatici, collanti, suturatrici meccaniche. Anche i fili: ci sono fili che si rompono. Mi sto muovendo personalmente per recuperare qualcosa da fare arrivare qui dall'Italia, con vari amici e conoscenti che possono fare un po' di raccolta di materiali". Per chi volesse contribuire, spiega, si può fare una donazione a Medici senza frontiere indicando come causale Gaza.

Sul sito medicisenzafrontiere.it si possono trovare alcune indicazioni (anche se la missione di cui fa parte Lequaglie dipende dalla divisione di Parigi dell'organizzazione. Le informazioni specifiche sono su msf.fr). "Quando abbiamo notizia - aggiunge - che da quel posto o da quell'altro vogliono mandarci cose, le possiamo far mandare attraverso Msf alla base dell'organizzazione di Gerusalemme e loro ce la mandano subito qua".

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