L'accordo sui migranti: dagli hotspot in paesi volontari all'impegno condiviso sugli sbarchi
Ecco i dodici punti del documento e tutti i nodi da sciogliere

Un "approccio globale" al tema delle migrazione, che combini "un controllo più efficace delle frontiere esterne, il rafforzamento dell'azione all'esterno e la dimensione interna, in linea con i principi e valori" dell'Ue. E' la formula individuata dopo una lunga notte di trattative dai leader del Consiglio europeo sul tema dei migranti: dentro i dodici punti del capitolo ci sono la creazione di hotspot nei paesi Ue su base volontaria,  il controllo delle frontiere con piattaforme di sbarco nei paesi extra Ue, rifinanziamento del fondo per l'Africa, la condivisione e il ccoordinamento per i salvataggi in mare. "L'Italia non è più sola", esulta il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte, mentre Matteo Salvini frena: Non mi fido delle parole - ha detto a Radio Capital  - vediamo che impegni concreti ci sono perché finora è sempre stato viva l'Europa viva l'Europa, ma poi paga l'Italia". Il punto cruciale è la 'base volontaria'. E di volenterosi non sembrano essercene poi molti.

Nel documento, i 28 leader ribadiscono la necessità di "contenere ulteriormente la migrazione illegale su tutte le rotte esistenti ed emergenti". Come? Innanzitutto con un maggior sostegno "a favore della regione del Sahel, della guardia costiera libica, delle comunità costiere e meridionali". Poi un punto fondamentale per l'Italia ma non solo, alla luce dei recenti casi Acquarius e Lifeline: tutte le navi operanti nel Mediterraneo, quindi anche e soprattutto le ong, devono rispettare le leggi applicabili e non interferire con le operazioni della guardia costiera libica.

Sul Mediterraneo orientale, "sono necessari ulteriori sforzi per attuare pienamente l'accordo Ue-Turchia, impedire nuovi attraversamenti dalla Turchia e fermare i flussi". Mentre per il versante occidentale l'Ue sosterrà, "finanziariamente e in altro modo, tutti gli sforzi compiuti dagli Stati membri, in special modo la Spagna, e dai paesi di origine e di transito, in particolare il Marocco, per prevenire l'immigrazione illegale".

Il punto cinque dell'accordo è dedicato alla proposta di piattaforme di sbarco regionali lanciata da Tusk, da realizzare, in stretta cooperazione con i paesi terzi interessati e sotto il coordinamento e la cooperazione dell'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati e l'Organizzazione per i migranti". Come funzioneranno è tutto da vedere, così come dove e se saranno effettivamente realizzate, visto che l'Ue non può certo costringere altri Paesi ad allestire i centri.

Ancora più delicato il punto sei del testo, sull'istituzione di "centri sorvegliati istituiti negli Stati membri, unicamente su base volontaria". in cui "un trattamento rapido e sicuro consentirebbe, con il pieno sostegno dell'Ue, di distinguere i migranti irregolari, che saranno rimpatriati, dalle persone bisognose di protezione internazionale, cui si applicherebbe il principio di solidarietà". Per questi ultimi la  ricollocazione e reinsediamento saranno attuate "su base volontaria" e senza pregiudizio per il trattato di Dublino. Sulla formula trovata pesa la pressione dei Paesi di Visegrad, che hanno insistito per la sottolineatura della 'volontarietà'.

Nell'accordo, via libera all'erogazione della seconda quota dello strumento per i rifugiati in Turchia e al tempo stesso il trasferimento al Fondo fiduciario dell'UE per l'Africa di 500 milioni a titolo della riserva dell'undicesimo Fes, con l'invito a contribuire ulteriormente al Fondo fiduciario dell'UE per l'Africa al fine di rialimentarli; la necessità di rafforzare la cooperazione con l'Africa per accrescere gli investimenti nel Continente, e la creazione nei fondi destinati a sicurezza interna, gestione integrata delle frontiere, asilo e migrazione di capitoli specifici per la gestione dell'immigrazione. C'è anche un punto dedicato al potenziamento di Frontex con maggiori risorse e un mandato rafforzato, mentre la questione dei movimenti secondari, tanto cara alla Merkel che sul tema rischia moltissimo in Patria, scivola all'undicesimo punto del documento: "i rischiano di compromettere l'integrità del sistema europeo comune di asilo e il Trattati di Schengen - scrivono i leader - Gli Stati membri dovrebbero adottare tutte le misure legislative e amministrative interne necessarie per contrastare tali movimenti e cooperare strettamente tra di loro a tal fine".

Infine, la riforma del regolamento di Dublino: "È necessario trovare un consenso per riformarlo sulla base di un equilibrio tra responsabilità e solidarietà, tenendo conto delle persone sbarcate a seguito di operazioni di ricerca e soccorso. È altresì necessario un ulteriore esame della proposta sulle procedure di asilo. Il Consiglio europeo sottolinea la necessità di trovare una soluzione rapida all'intero pacchetto e invita il a proseguire i lavori al fine di concluderli quanto prima. In occasione del Consiglio europeo di ottobre sarà presentata una relazione sui progressi compiuti". Per ora, insomma, nulla di fatto come del resto era già stato annunciato.

I 12 punti dell'accordo

1) Il Consiglio europeo ribadisce che condizione preliminare per una politica Ue efficace è un approccio globale alla migrazione, che combini un controllo più efficace delle frontiere esterne dell'Ue, una maggiore azione all’esterno e all’interno, in linea con i nostri principi e valori. Questa è una sfida non solo per un singolo Stato membro, ma per l'Europa nel suo insieme. Dal 2015 sono state predisposte una serie di misure per ottenere un controllo efficace delle frontiere esterne dell'Ue. Di conseguenza, il numero di ingressi illegali rilevati nell'Ue è stato ridotto del 95% dal suo picco nell'ottobre 2015, anche se recentemente sono stati rilevati flussi sulle rotte orientale e occidentale del Mediterraneo. 

2) Il Consiglio europeo è determinato a proseguire e rafforzare questa politica per impedire il ritorno ai flussi incontrollati del 2015 e ad arginare ulteriormente la migrazione illegale su tutte le rotte esistenti ed emergenti. 

3) Per quanto riguarda la rotta del Mediterraneo centrale, gli sforzi per fermare i contrabbandieri che operano fuori dalla Libia o altrove devono essere ulteriormente intensificati. L'Ue continuerà a sostenere l'Italia e altri Stati membri in prima linea. Rafforzerà il suo sostegno alla regione del Sahel, alla guardia costiera libica, alle comunità costiere e meridionali, alle condizioni di accoglienza umane, ai ritorni umanitari volontari, alla cooperazione con altri paesi di origine e di transito, nonché al reinsediamento volontario. Tutte le navi che operano nel Mediterraneo devono rispettare le leggi applicabili e non ostacolare le operazioni della Guardia costiera libica.

4) Per quanto riguarda la rotta del Mediterraneo orientale, sono necessari ulteriori sforzi per attuare pienamente l’accordo Ue-Turchia, prevenire nuovi attraversamenti dalla Turchia e fermare i flussi. L'accordo Ue-Turchia e gli accordi bilaterali di riammissione dovrebbero essere pienamente attuati in modo non discriminatorio nei confronti di tutti gli Stati membri. Sono necessari ulteriori sforzi per assicurare rapidi ritorni e prevenire lo sviluppo di nuove rotte marittime o terrestri. La cooperazione e il sostegno a favore dei partner nella regione dei Balcani occidentali rimangono fondamentali per scambiare informazioni sui flussi migratori, prevenire l’immigrazione illegale, aumentare le capacità di protezione delle frontiere e migliorare le procedure di rimpatrio e di riammissione. Alla luce del recente aumento dei flussi nel Mediterraneo occidentale, l'Ue sosterrà, finanziariamente e in altro modo, tutti gli sforzi degli Stati membri, in particolare della Spagna e dei paesi di origine e di transito, in particolare il Marocco, per prevenire l'immigrazione illegale. 

5) Per spezzare definitivamente il modello di business dei contrabbandieri, evitando così tragiche perdite di vite umane, è necessario eliminare l'incentivo a intraprendere viaggi pericolosi. Ciò richiede un nuovo approccio basato su azioni condivise o complementari tra gli Stati membri per lo sbarco di coloro che sono salvati nelle operazioni di ricerca e salvataggio. In tale contesto, il Consiglio europeo invita il Consiglio e la Commissione a esplorare rapidamente la possibilità di piattaforme di sbarco regionali, in stretta cooperazione con i paesi terzi interessati nonché con l'UNHCR e l'OIM. Tali piattaforme dovrebbero operare distinguendo le singole situazioni, nel pieno rispetto del diritto internazionale e senza creare un fattore di attrazione.

6) Sul territorio dell'UE, coloro che vengono salvati, secondo il diritto internazionale, dovrebbero essere presi in carico, sulla base di uno sforzo condiviso, attraverso il trasferimento in centri controllati istituiti negli Stati membri, solo su base volontaria, dove un processo di identificazione rapido e sicuro consentirebbe, con pieno sostegno dell'Ue, di distinguere tra migranti irregolari, che saranno rimpatriati, e quelli che necessitano di protezione internazionale, per i quali si applicherebbe il principio di solidarietà. Tutte le misure nel contesto di questi centri controllati, compresi il trasferimento e il reinsediamento, saranno su base volontaria, fatta salva la riforma di Dublino. 

7) Il Consiglio europeo conviene di avviare la seconda tranche dello strumento per i rifugiati in Turchia e, allo stesso tempo, di trasferire 500 milioni di euro dalla riserva dell'11° FES al Fondo fiduciario dell'UE per l'Africa. Gli Stati membri sono inoltre invitati a contribuire ulteriormente al Fondo fiduciario dell'UE per l'Africa in vista del suo riassetto.

8) Affrontare il problema della migrazione richiede una partnership con l'Africa che miri ad una sostanziale trasformazione socioeconomica del continente africano, basandosi sui principi e gli obiettivi definiti dai paesi africani nell'Agenda 2063. L'Unione europea e i suoi Stati membri deve raccogliere questa sfida. Dobbiamo aumentare la portata e l'uguaglianza della nostra cooperazione con l'Africa ad un nuovo livello. Ciò richiederà non solo maggiori finanziamenti per lo sviluppo, ma anche passi verso la creazione di un nuovo scenario che consenta un aumento sostanziale degli investimenti privati ​​da parte sia degli africani che degli europei. Particolare attenzione dovrebbe essere rivolta all'istruzione, alla salute, alle infrastrutture, all'innovazione, al buon governo e all'emancipazione delle donne. L'Africa è il nostro vicino di casa e questo deve tradursi in maggiori scambi e contatti tra i popoli di entrambi i continenti a tutti i livelli della società civile. La cooperazione tra l'Unione europea e l'Unione africana è un elemento importante delle nostre relazioni. Il Consiglio europeo chiede di svilupparlo e promuoverlo ulteriormente. 

9) Nel contesto del prossimo quadro finanziario pluriennale, il Consiglio europeo sottolinea la necessità di strumenti flessibili, che permettano uno stanziamento rapido, per combattere l'immigrazione clandestina. La sicurezza interna, la gestione integrata delle frontiere, i fondi per l'asilo e la migrazione dovrebbero pertanto includere componenti dedicati e significativi per la gestione della migrazione esterna.

10) Il Consiglio europeo ricorda la necessità che gli Stati membri garantiscano un controllo efficace delle frontiere esterne dell'Ue con il sostegno finanziario e materiale dell'Ue. Sottolinea inoltre la necessità di intensificare in modo significativo l'effettivo rientro dei migranti irregolari. Sotto entrambi gli aspetti, il ruolo di sostegno di Frontex, anche nella cooperazione con i paesi terzi, dovrebbe essere ulteriormente rafforzato attraverso maggiori risorse e un mandato rafforzato. Accoglie con favore l'intenzione della Commissione di presentare proposte legislative per una politica europea di rimpatrio più efficace e coerente.

11) Per quanto riguarda la situazione interna all'Ue, i movimenti secondari dei richiedenti asilo tra Stati membri rischiano di compromettere l'integrità del sistema europeo comune di asilo e del trattato Schengen. Gli Stati membri dovrebbero adottare tutte le misure legislative e amministrative interne necessarie per contrastare tali movimenti e cooperare strettamente tra loro a tal fine. 

12) Per quanto riguarda la riforma per un nuovo regime europeo comune in materia di asilo, sono stati compiuti molti progressi grazie agli sforzi instancabili delle presidenze bulgare e precedenti. Diversi punti sono vicini alla finalizzazione. È necessario trovare un consenso sul regolamento di Dublino per riformarlo sulla base dell’equilibrio tra responsabilità e solidarietà, tenendo conto delle persone sbarcate in seguito a operazioni di ricerca e salvataggio. Ulteriore esame è richiesto anche per la proposta sulle procedure di asilo. Il Consiglio europeo sottolinea la necessità di trovare una soluzione rapida all'intero pacchetto e invita il Consiglio a proseguire i lavori al fine di concludere quanto prima. Ci sarà una relazione sui progressi durante il Consiglio europeo di ottobre.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata