Khashoggi, Bin Salman: "Crimine atroce, i responsabili saranno puniti"

Erdogan ha detto che l'assassinio è stato meticolosamente pianificato, chiedendo anche che gli arrestati siano processati a Istanbul

Il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, ha condannato come "un crimine atroce" l'omicidio del giornalista Jamal Khashoggi nel consolato saudita Istanbul, nei primi commenti pubblici dall'uccisione del 2 ottobre. Non ha, invece, risposto alle accuse statunitensi sul tentato insabbiamento della vicenda, descritto dal presidente Donald Trump come "una delle peggiori operazioni di copertura della storia".

Bin Salman ha parlato al forum internazionale sugli investimenti che si tiene a Riyad, la cosiddetta 'Davos del deserto', che lui stesso ha fortemente voluto e che ha subito numerose defezioni a seguito dell'omicidio. Sabato scorso, 17 giorni dopo che il 59enne critico verso il potere saudita il 2 ottobre era entrato nel consolato per non uscirne più, Riyad ha ammesso l'omicidio. Ore prima del discorso, Bin Salman ha anche parlato con il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, della crisi diplomatica internazionale seguita dall'uccisione. Il principe saudita ha detto poi che non ci sarà "alcuna rottura" con Ankara, nonostante "molti stiano tentando di sfruttare il caso per creare un divario tra Turchia e Arabia Saudita". "L'incidente è stato molto doloroso per tutti i sauditi, è un atto ripugnante e nessuno può giustificarlo", ha detto Bin Salman, "i responsabili dovranno risponderne e la giustizia prevarrà".

La crisi sembra non placarsi ancora, tre settimane dopo che il collaboratore del Washington Post, che viveva in esilio autoimposto, è entrato nel consolato per ottenere documenti per il proprio matrimonio. Gli Usa martedì hanno deciso l'annullamento dei visti per 21 sospettati, mentre 18 persone sono state arrestate in Arabia Saudita e due alti funzionari vicini al principe ereditario sono stati rimossi. Il Regno Unito ha seguito gli Usa, con la revoca dei visti ai sospettati, e la Francia ha annunciato che se la responsabilità di Riyad sarà confermata "deciderà delle sanzioni".

I leader sauditi hanno negato di essere coinvolti nell'omicidio, attribuendolo a ufficiali di ranghi inferiori. Ma la Turchia ha condotto proprie indagini ed Erdogan ha detto che l'assassinio è stato meticolosamente pianificato, chiedendo anche che gli arrestati siano processati a Istanbul. Il principe ereditario aveva ottenuto plauso internazionale per le riforme introdotte a favore dei diritti delle cittadine e dei cittadini, ma la sua immagine è ora duramente compromessa.

Scetticismo è arrivato anche dal presidente Donald Trump, che per la prima volta dopo giorni di dichiarazioni sempre meno morbide verso Riyad è parso indicare Bin Salman possa aver un ruolo nell'omicidio. "Beh, è il principe che lì gestisce di più le cose", "lui gestisce le cose, quindi, se deve essere qualcuno, sarebbe lui", ha detto al Wall Street Journal. I media vicini al governo di Erdogan hanno intanto riferito che l'intelligence nazionale ha condiviso "tutte le prove" con la Cia, dopo che la direttrice Gina Haspel si è recata nel Paese, tra cui registrazioni audio e video dal consolato e dalla residenza del console. Mentre nei giorni scorsi sono emerse notizie che i resti del giornalista, torturato e fatto a pezzi, sarebbero stati trovati nel giardino della casa del console saudita, i media turchi hanno prima dato la notizia del no di Riyad a perquisizioni nel pozzo del cortile del consolato, poi dell'avvenuta autorizzazione.

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