Julian Assange parla da ambasciata Ecuador: La lotta continua nel 2013

Londra (Regno Unito), 20 dic. (LaPresse/AP) - A meno di una settimana da Natale e a 185 giorni dall'inizio della sua permanenza nell'ambasciata dell'Ecuador di Londra, Julian Assange si è affacciato questa sera dal balcone dell'edificio per tenere un discorso e salutare i sostenitori.

LA RESISTENZA CONTINUA. "Nel 2013 continueremo a resistere contro i prepotenti", ha detto il fondato di WikiLeaks, lodando il governo di Quito per la sua protezione e il coraggio dimostrato. "Il governo dell'Ecuador e i governi dell'America latina - ha detto Assange - hanno dimostrato come cooperare attraverso valori condivisi possa incoraggiare i governi a resistere contro i prepotenti e sostenere l'autodeterminazione. I loro governi non minacciano nessuno, non attacco nessuno, e non mandano droni contro nessuno. Ma insieme rimangono forti e indipendenti". Il giornalista australiano ha quindi elogiato il presidente Rafael Correa che, contro le minacce internazionali, aveva dichiarato: "I principi dell'Ecuador non sono in vendita". "Noi - ha continuato il fondatore di WikiLeaks - dobbiamo unirci per difendere il coraggioso popolo dell'Ecuador contro le interferenze alla sua economia e le interferenze nelle elezioni del prossimo anno".

DEMOCRAZIA SIGNIFICA DISSENSO. Assange ha poi ribadito come a suo avviso la vera democrazia non sia quella della "Casa Bianca" o quella "di Canberra" ma "la resistenza dei popoli armati della verità, contro le bugie, da Tahrir a Londra. Ogni giorno la gente comune ci insegna che la democrazia è libertà di parola e dissenso". "La forza delle persone che parlano e resistono insieme - ha continuato il 41enne australiano - terrorizza le potenze corrotte non democratiche. A tal punto che la gente comune in Occidente è ora il nemico dei governi, un nemico da tenere d'occhio, da controllare e da impoverire".

IL RICORDO DEGLI ATTIVISTI PERSEGUITATI. Nel suo discorso Assange ha voluto ricordare altre figure che sono state perseguite in vari Paesi per aver rotto le maglie dell'informazione tradizionale ed essersi esposte contro i governi. Il fondatore di WikiLeaks ha citato l'informatico svedese Godfried Svartholm, l'hacker di Anonymous Jeremy Hammond, l'attivista del Bahrain Nabeel Rajab, e infine Bradley Manning, il soldato statunitense accusato di aver passato al suo sito migliaia di documenti militari segreti. Il 25enne, ha detto Assange riferendosi proprio a Manning, "ha mantenuto la sua dignità dopo aver passato oltre il 10 per cento della sua vita in prigione, parte di questo tempo in gabbia, nudo e senza i suoi occhiali". Il giovane soldato, arrestato nel 2010, è accusato di 22 reati, tra cui aiuto al nemico.

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