Israele, Ue: fermare espansione dei nuovi insediamenti

Bruxelles (Belgio), 29 lug. (LaPresse/EFE) - "Sollecitiamo il governo di Israele a invertire con urgenza le sue recenti decisioni e a fermare l'espansione degli insediamenti". Così scrive in un comunicato il Servizio europeo per l'azione esterna (Seae), esortando il governo israeliano a fare un passo indietro rispetto alla costruzione di nuovi insediamenti. L'Unione europea è convinta che comprometterebbe ulteriormente il difficile processo di pace con i palestinesi e l'auspicata creazione dei due Stati. "Israele deve dimostrare il suo impegno non solo a parole, ma anche con i fatti", fa sapere Bruxelles.

"Gli insediamenti sono illegali secondo il diritto internazionale", continua il Seae, precisando che l'Ue ribadisce "la ferma volontà a far rispettare il diritto internazionale, come pietra angolare della pace e della sicurezza". L'Ue, si spiega ancora nel testo, si oppone alle misure adottate da Israele, come la costruzione di un muro di separazione, demolizioni, sgomberi e delocalizzazioni a cui sono stati costretti i palestinesi, così come l'uso della violenza e delle restrizioni sugli spostamenti.

Anche la Farnesina "esprime preoccupazione per le notizie sulla ripresa dell'attività di insediamento da parte del Governo israeliano in Cisgiordania". Lo fa sapere in una nota il ministero degli Esteri. "Nell'attuale momento - si spiega -, in cui israeliani e palestinesi sono chiamati a impegnarsi per la ripresa del processo di pace con il sostegno della comunità internazionale, la Farnesina considera tali sviluppi suscettibili di compromettere la fiducia reciproca e aggravare ulteriormente la situazione sul terreno".

La Corte suprema israeliana ha ordinato oggi la demolizione di due edifici residenziali costruiti illegalmente dai coloni di Beit El, nella Cisgiordania occupata, una decisione che arriva in concomitanza con le proteste della destra nazionalista e con violenti scontri con la polizia. L'esecutivo ha fatto sapere ieri di appoggiare la petizione dei coloni, per evitare la frattura della coalizione parlamentare.

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