Israele, Netanyahu silura Lapid e Livni: presto elezioni

Gerusalemme, 2 dic. (LaPresse/AP) - Si tornerà alle urne due anni prima del previsto in Israele. Il premier Benjamin Netanyahu ha rimosso oggi dall'incarico due ministri che nelle ultime settimane lo avevano criticato accusandolo di avere virato troppo a destra, la ministra della Giustizia Tzipi Livni e il ministro delle Finanze Yair Lapid, e ha annunciato che si terranno presto elezioni anticipate. Il voto è atteso probabilmente all'inizio del 2015 e giungerà in un periodo di crescenti violenze fra israeliani e palestinesi, legate in particolare alle tensioni sulla Spianata delle moschee a Gerusalemme.

IL DISCORSO DI NETATYAHU ALLA NAZIONE. L'annuncio del siluramento dei due ministri è giunto con una nota diffusa dall'ufficio del primo ministro, ma in serata Netanyahu ha tenuto un discorso alla nazione. Ha accusato Lapid e Livni, a capo di due partiti centristi, di avere provato a compiere un golpe e ha affermato che di non potere "tollerare un'opposizione proveniente dall'interno del governo". Ha aggiunto poi che presenterà al Parlamento una richiesta di sciogliere il governo e tenere nuove elezioni "il più presto possibile". La decisione di Netanyahu di rompere la coalizione è giunta dopo l'incontro di ieri sera con Lapid, che era mirato ad appianare le differenze ma si è concluso in un fallimento.

LA COMPOSIZIONE DELL'ATTUALE GOVERNO. L'attuale governo era entrato in carica all'inizio del 2013 e fin dall'inizio è stato spaccato da divisioni sulle principali questioni. Della coalizione fanno parte: il partito centrista Yesh Atid di Lapid, che ha guadagnato potere grazie alle promesse di portare sollievo economico alla classe media israeliana; il partito Hatnuah di Livni, concentrato principalmente sull'obiettivo di raggiungere la pace con i palestinesi; il partito sionista La Casa ebraica, legato al movimento di coloni in Cisgiordania; il partito nazionalista Yisrael Beitenu, che chiede di ridisegnare i confini di Israele per liberare il Paese da molti cittadini arabi; e infine il partito Likud di Netayahu, che al suo interno è diviso fra rappresentanti più centristi della vecchia generazione e nuove leve di idee molto radicali.

LE DIVERGENZE NEL GOVERNO. Quest'estate il Paese aveva attraversato un breve periodo di unità mentre era impegnato, in modo compatto, nei 50 giorni di guerra a Gaza in risposta a settimane di lanci di razzi da parte di Hamas, lanci che erano giunti dopo gli arresti di suoi membri seguiti al rapimento e all'uccisione di tre ragazzini israeliani. Ma il governo era comunque diviso su numerose questioni: dal budget al crollo dei colloqui di pace mediati dagli Stati Uniti, dalla costruzione di nuovi insediamenti alle incertezze su come affrontare l'ondata di attacchi palestinesi a Gerusalemme.

LO SCONTRO SULLA LEGGE PER DICHIARARE ISRAELE 'STATO EBRAICO'. Le divergenze si sono acuite la scorsa settimana, quando Netanyahu ha annunciato che avrebbe portato avanti la legge che intende dichiarare Israele "lo Stato ebraico". Nonostante già la dichiarazione di indipendenza del 1948 contenga questa definizione, Netanyahu sostiene che il Paese debba inserire tale dichiarazione a livello costituzionale per mandare un messaggio ai Paesi nemici. Secondo i critici, però, questa mossa minerebbe l'aspetto democratico di Israele e lederebbe i diritti dei suoi cittadini arabi. Sia Lapid che Livni si eranno schierati contro la proposta di legge, condannandola.

I COMMENTI DI LAPID E LIVNI. Risposta dura sia da Lapid che da Livni. "Siamo tristi di vedere che il primo ministro ha scelto di agire senza considerazione dell'interesse nazionale e di trascinare Israele verso elezioni non necessarie", ha detto Lapid. Livni, dal canto suo, ha definito il discorso televisivo di Netanyahu indecoroso: "È un politico piccolo quello che ha parlato stasera e ha raccontato storie sconnesse dalla realtà", ha commentato la ex ministra all'emittente israeliana Channel 10.

PALESTINESI: SI VA VERSO GOVERNO PIù A DESTRA. In Cisgiordania, il ministro degli Esteri palestinese Riad Malki, ha detto che i sodaggi indicano che il prossimo governo israeliano potrebbe essere "più a destra ed estremo". Ha aggiunto che questo potrebbe portare sostegno internazionale alla causa palestinese. Con diversi mesi di campagna elettorale ancora avanti, è impossibile predire l'esito del voto. Ma due tv israeliane hanno riferito oggi che i sondaggi condotti per loro conto danno in vantaggio Netanyahu e i suoi alleati radicali.

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