Israele, governo approva sussidi per coloni in decine di insediamenti

Gerusalemme, 31 gen. (LaPresse/AP) - Il governo israeliano ha offerto incentivi finanziari a coloni israeliani in decine di insediamenti. Tra le misure ci sono sussidi per alloggi e la formazione di una commissione che valuterà lo status di insediamenti considerati precedentemente illegali. La decisione arriva proprio nel giorno in cui i membri del partito Likud del primo ministro Benjamin Netanyahu stanno votando per eleggere un nuovo leader. Netanyahu dovrebbe vincere senza problemi, ma il relativo successo dell'ultraconservatore Moshe Feiglin potrebbe significare che gli elettori del Likud considerano Netanyahu troppo morbido sulle questioni legate ai negoziati con i palestinesi.

Gli incentivi, si legge in una nota dell'ufficio di Netanyahu, "sono volti a incoraggiare una migrazione positiva in queste comunità". Il governo ha pubblicato una nuova lista di 557 comunità, tra cui 70 insediamenti, nei territori israeliani e in Cisgiordania i cui abitanti potranno ricevere i sussidi. Dieci anni fa lo Stato ebraico aveva sospeso il programma per incoraggiare gli israeliani a insediarsi in Cisgiordania, il territorio occupato che i palestinesi considerano parte fondamentale del loro futuro Stato. Ora il governo cerca di convincere i coloni a trasferirsi in Cisgiordania usufruendo di un altro programma, ha spiegato Hagit Ofran del gruppo israeliano Peace Now. "Hanno inserito nella lista 70 insediamenti, incoraggiando i coloni ad abitarci", ha affermato Ofran. L'elenco comprende le principali enclavi che probabilmente rimarrebbero nel territorio dello Stato ebraico, ma la maggior parte degli insediamenti inclusi si trova in Cisgiordania e dovrebbe essere smantellata.

Ieri il governo ha inoltre nominato una commissione che esaminerà dispute circa il possesso della terra in Cisgiordania. La commissione dovrà esprimersi su un rapporto del governo del 2005 secondo cui alcune decine di insediamenti furono costruite senza un'autorizzazione delle autorità su terreni privati di proprietà dei palestinesi. Secondo le autorità il rapporto deve essere rivalutato perché la sua autrice è poi entrata in politica come membro di un partito moderato e quindi potrebbe non essere stata oggettiva.

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