Benjamin Netanyahu
Israele: elezioni anticipate ad aprile 2019

Tutti i partiti della coalizione al governo hanno raggiunto un accordo. La data scelta è il 9 aprile, le legislative dovevano tenersi a novembre del 2019

Alla fine Israele andrà al voto anticipato. Ad aprile del 2019 - secondo i media locali precisamente il 9 aprile - si terranno le elezioni legislative che inizialmente erano invece programmate per novembre del 2019. Il premier Benjamin Netanyahu, al potere da circa 10 anni, è favorito nei sondaggi, nonostante le recenti critiche sulla sua politica a Gaza e nonostante i problemi giudiziari che aleggiano su di lui. Il suo auspicio, ha spiegato ai giornalisti dopo l'annuncio del voto anticipato, è di formare una coalizione simile a quella attuale, che ha dato vita al governo considerato il più a destra della storia di Israele. "La coalizione attuale costituisce il cuore della prossima" e "chiederemo un mandato chiaro agli elettori per continuare a guidare il Paese con la nostra politica", ha detto.

L'incertezza pesava sull'esecutivo (in carica dal 2015) da quando, lo scorso 14 novembre, il ministro della Difesa ultranazionalista Avigdor Lieberman ha annunciato le proprie dimissioni e il ritiro dalla coalizione del suo partito Yisrael Beitenu. Motivo: il disappunto per un accordo di cessate il fuoco su Gaza raggiunto con le fazioni palestinesi armate, ritenuto una "resa al terrorismo". Lieberman, dal canto suo, avrebbe voluto una grande operazione contro Hamas nella Striscia di Gaza. Yisrael Beitenu ha cinque deputati alla Knesset, che è composta da 120 seggi, e con il suo ritiro ha lasciato al governo la maggioranza di un solo seggio in Parlamento. La decisione di sciogliere il Parlamento è stata presa per spirito di "responsabilità in materia di bilancio" e nell'interesse della nazione, ha detto il portavoce del Likud, il partito di destra di Netanyahu, nell'annunciare il voto anticipato, parlando a nome di tutta la maggioranza. Per Netanyahu, d'altra parte, sono già emerse grandi difficoltà a far votare una legge sulla coscrizione degli ebrei ultraortodossi nell'esercito, a cui si oppongono i due partiti religiosi della maggioranza. E la Corte suprema ha fissato per il 15 gennaio la data limite per il voto su questa legge, che è già stato rinviato due volte.

Dopo l'addio di Lieberman, Netanyahu aveva mantenuto lui stesso il portafoglio della Difesa. Un altro membro chiave della coalizione, il ministro dell'Istruzione Naftali Bennett, capo del partito Casa ebraica, che conta 8 deputati, aveva chiesto di ereditare la Difesa, ma il premier, che ha già il dicastero degli Esteri, si era rifiutato.

Netanyahu, 69 anni, in questo periodo affronta anche crescenti pressioni per una serie di indagini per corruzione: la polizia ha raccomandato la sua incriminazione in tre diverse indagini e il procuratore generale sta valutando come procedere (con una decisione finale attesa nel 2019). Anche nel caso in cui venisse incriminato, Netanyahu non sarebbe costretto a dimettersi, e secondo i sondaggi il suo partito Likud resterebbe il più rappresentato in Parlamento dopo nuove elezioni. Alcuni analisti ritengono che, con un nuovo mandato elettorale, il primo ministro potrebbe affrontare in modo migliore potenziali accuse. Se verrà rieletto, Netanyahu potrà superare il record di longevità al potere del padre fondatore dello Stato di Israele, David Ben Gurion, rimasto in carica per oltre 13 anni, fra il 1948 e il 1963. 

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