Israele brucia per gli incendi: migliaia in fuga da Haifa
Per la polizia si tratta di "atti dolosi"

Ordine di evacuazione per decine di migliaia di residenti a Haifa, la terza città più grande di Israele, a causa degli incendi che imperversano da tre giorni nel nord e nel centro dello Stato ebraico. La tv manda in onda le immagini di muri di fiamme che bruciano nei quartieri centrali di Haifa, arrivando fino a una pompa di benzina dove sono subito intervenuti con gli idranti i vigili del fuoco. Haifa, città di circa 300mila abitanti nel nord del Paese, non è l'unica zona colpita e i roghi proseguono da tre giorni, ma è oggi che si sono intensificati, alimentati dal clima secco, con piogge assenti e forti venti che spirano verso est.

A proposito delle cause, il capo della polizia israeliana, Roni Alsheich, ha annunciato che alcuni degli incendi potrebbero essere dolosi e con motivazioni politiche alle spalle. "Ci sono incendi dolosi e molti non dolosi", ha detto, aggiungendo che è probabile che "laddove si è trattato di incendi dolosi, si va nella direzione nazionalistica", suggerendo appunto una motivazione politica. Poi ha aggiunto che sono stati effettuati arresti, senza scendere nei dettagli. Anche il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha attribuito la responsabilità dei roghi a diversi tipi di cause, "naturali e non naturali".
 

Altre autorità israeliane hanno parlato di "intifada degli incendi dolosi", riferimento questo a passate rivolte palestinesi contro Israele. E c'è poi chi ha ventilato una responsabilità di arabi o palestinesi, ma non di ebrei. Si tratta del ministro dell'Istruzione israeliano Naftali Bennett, leader del partito di estrema destra Casa ebraica. Bennett, il cui partito sostiene gli insediamenti in Cisgiordania, che i palestinesi rivendicano invece per il proprio Stato, ha scritto su Twitter che i piromani sono sleali a Israele, insinuando appunto che chi ha appiccato il fuoco possa non essere ebreo. "Solo coloro ai quali lo Stato non appartiene sono capaci di bruciarlo", ha twittato in ebraico. Sui social network, intanto alcuni arabi e palestinesi celebrano gli incendi e l'hashtag #Israelisburning è fra i trend topic. Con fiamme che bruciano le foreste a ovest di Gerusalemme, intorno a Haifa, sulle colline settentrionali e centrali del Paese e in alcune zone della Cisgiordania occupata, il governo israeliano ha chiesto assistenza internazionale. Grecia, Cipro, Croazia, Turchia e Russia hanno offerto aiuto, e diversi velivoli messi a disposizione da Paesi stranieri si sono già uniti agli sforzi per arginare le fiamme.

 

Una fitta coltre di fumo è visibile su Haifa dal Mediterraneo, di fronte al porto. Scuole e università sono state evacuate e un portavoce del servizio di prigioni ha annunciato che due centri di detenzione hanno trasferito i propri detenuti in altre carceri. Alcuni pazienti sono stati portati fuori da un ospedale geriatrico. Il sindaco di Haifa ha detto che teme per la città e ha invitato i residenti che abbiano degli irrigatori a usarli per contribuire a fermare le fiamme. A chi invece ha lasciato le proprie case è stato chiesto di recarsi in stadi e altri siti messi in sicurezza. Nelle prime ore di oggi inoltre è stata chiusa temporaneamente al traffico una parte dell'autostrada 443 che collega Gerusalemme e Tel Aviv, a seguito di un nuovo incendio registrato vicino alla città di Modiin.

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