Iraq nel caos: al-Maliki contro presidente Massum. Strage di yazidi: sepolti vivi

Washington (Usa), 11 ago. (LaPresse/AP) - È caos in Iraq. Mentre il Paese è impegnato ad affrontare l'avanzata degli estremisti sunniti dello Stato islamico (ex Isil), il premier sciita Nouri al-Maliki aggrava la crisi politica annunciando di volere denunciare il presidente iracheno Fouad Massum per violazione della Costituzione. Dal canto loro gli Stati Uniti esprimono il proprio "pieno sostegno" a Massum, che è stato nominato presidente dell'Iraq il mese scorso.

Washington respinge ogni tentativo di usare la coercizione o la manipolazione nel processo di scelta di un nuovo leader iracheno, ha detto la portavoce del dipartimento di Stato Usa, Jen Psaki. Gli Stati Uniti sostengono il processo di selezione di un primo ministro "tramite la costruzione di un consenso nazionale e un modo di governare inclusivo", ha aggiunto la portavoce.

Quanto ad al-Maliki, primo ministro dal 2006, il suo blocco sciita ha ottenuto la maggior parte dei voti nelle elezioni legislative dello scorso 30 aprile, ma non una maggioranza assoluta. Al-Maliki, che vorrebbe ottenere il terzo mandato da premier, accusa Massum di non avere nominato un primo ministro del suo blocco entro la scadenza prevista, che era fissata per ieri. Il presidente ha violato la Costituzione "per il bene di fini politici", ha detto il primo ministro parlando ieri sera alla tv di Stato irachena per la prima volta da quando le forze Usa hanno cominciato a lanciare nel Paese attacchi aerei e aiuti umanitari per via aerea. Secondo al-Maliki, inoltre, la situazione della sicurezza peggiorerà in conseguenza delle azioni di Massum.

Nelle ultime settimane i militanti dello Stato islamico hanno preso il controllo di un'ampia parte del territorio nel nord e nell'ovest dell'Iraq. Inoltre ieri è emersa la notizia che i militanti avrebbero ucciso almeno 500 membri della minoranza etnica degli yazidi, alcuni dei quali sarebbero stati sepolti vivi. A riferirlo è stato il ministro iracheno dei Diritti umani, Mohammed Shia al-Sudani. "Abbiamo chiare prove ottenute dagli yazidi che sono scappati da Sinjar e da alcuni che sono scappati alla morte, e anche immagini dalla scena del crimine che mostrano indiscutibilmente che le bande dello Stato islamico hanno ucciso almeno 500 yazidi dopo aver conquistato Sinjar", ha detto. Poi ha aggiunto: "Alcune delle vittime, incluse donne e bambini, sono stati sepolti vivi in fosse comuni sparse dentro e intorno Sinjar".

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata