Iraq, al-Qaeda rivendica attacchi Baghdad

Baghdad (Iraq), 27 dic. (LaPresse/AP) - La branca irachena di al-Qaeda, il gruppo 'Stato islamico dell'Iraq', ha rivendicato la responsabilità degli attacchi di giovedì scorso a Baghdad, in cui sono rimaste uccise 69 persone. In una nota postata online, il gruppo spiega che gli attacchi erano mirati a sostenere i sunniti che si trovano in prigione e a ricordare quelli sui quali è stata eseguita una condanna a morte. Secondo il Site Intelligence Group, organizzazione con base negli Stati Uniti che monitora i siti jihadisti, il comunicato è stato postato sulle pagine web militanti lunedì.

Nella rivendicazione si legge che gli attacchi sono la prova che il gruppo sa "dove e quando colpire e che i mujaheddin non staranno mai con le mani legate mentre l'insidioso progetto iraniano mostra il suo brutto volto". Il riferimento è alle accuse rivolte dai militanti sunniti al governo a maggioranza sciita, ritenuto responsabile di essere diventato un alleato troppo stretto del vicino Iran sciita, nemico dell'Iraq sotto il regime di Saddam Hussein.

Gli attacchi del 22 dicembre sono consistiti in 16 esplosioni coordinate che hanno scosso la capitale irachena nell'arco di tutta la giornata, prendendo di mira mercati, rivenditori di frutta, caffè ed edifici del governo in una dozzina di quartieri, perlopiù sciiti. Si è trattato dei primi attentati gravi dopo il ritiro delle truppe americane dall'Iraq, conclusosi all'inizio del mese, e sono coincisi con un momento di tensione alta fra sunniti e sciiti anche all'interno del governo. Il governo del primo ministro iracheno Nouri al-Maliki, infatti, ha emesso un mandato d'arresto per il vicepresidente sunnita Tariq al-Hashemi, accusato di aver guidato una squadra di presunti terroristi che intendevano assassinare membri del governo. Non si era fatta attendere la replica del presidente, Jalal Talabani, che si era detto sorpreso per l'emissione del mandato di arresto contro il suo vice, lasciando intravedere una critica velata ad al-Maliki. Il presidente Talabani, curdo che ha spesso giocato un ruolo di mediatore tra le diverse fazioni politiche irachene, ha chiesto che il mandato di arresto venga gestito con calma. Al-Hashemi ha comunque negato ogni accusa dicendo che si tratta di denunce politicamente motivate.

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