Intervista a Pelloux di Charlie Hebdo: Ok Hollande, ma smetto di scrivere

Di Matteo Bosco Bortolaso

Parigi(Francia), 23 nov. (LaPresse) - La risposta muscolare del presidente Hollande va nella giusta direzione, ma la forza per continuare a scrivere su Charlie Hebdo non c'è più. Lo dice a LaPresse uno dei testimoni della strage di Charlie Hebdo dello scorso gennaio, scampato per miracolo all'attacco, arrivato sul luogo poco dopo l'irruzione, l'uomo che avvertì l'Eliseo in tempo reale.

Patrick Pelloux, medico di pronto soccorso, collaboratore di Charlie Hedbo. Le sue giornate dopo gli attacchi?

Mah, sono delle giornate di mà Si cerca di riprendere una vita normale a Parigi, ma non è facile.

Avete scritto su Charlie Hebdo di questa settimana che il giorno stesso della strage c'è stata una simulazione di un attacco simile. Una coincidenza terribile. Si aspettava qualcosa del genere, di una portata così grande?

No, nessuno poteva aspettarsi una cosa di una simile portata: impossibile. Certo, sapevamo che un grosso attentato poteva succedere e c'era preoccupazione. Ma nessuno si poteva aspettare il peggiore attacco su Parigi dalla seconda guerra mondiale: è stato uno shock per l'intero Paese.

E la risposta politica, fino a qui, lo stato d'urgenza, che ne pensa?

Va molto bene.

Non ha paure di derive autoritarie, come si temeva dopo l'11 settembre negli Stati Uniti?

La deriva è non far niente, aspettando i terroristi.

Lei ha parlato con il presidente Hollande subito dopo l'attacco a Charlie Hebdo? La sua reazione, anche ora, va nella buona direzione.

Sì, certo.

E lo aiuterà a livello politico?

Beh, questo si vedrà.

In Italia si sentono forti opinioni contro i musulmani.

Non bisogna fare confusione. Va certamente denunciato qualunque tipo di discorso che istiga all'odio verso i musulmani. Detto questo, bisogna anche imperativamente costruire un apparato che possa rispondere in maniera efficace e immediata contro il terrorismo.

Lei lavora incessantemente come medico al pronto soccorso: gli ospedali di Parigi sono pronti ad emergenze simili?

Ma certo.

E per i medici, com'è vivere esperienze simili?

Ci sono ripercussioni psicologiche, servono anni per superarle.

Un'altra domanda personale. Sembrava che lei non volesse scrivere più per Charlie Hebdo.

Smetterò a gennaio dell'anno prossimo, non scriverò più.

E' perché? Che è successo?

Ho voglia di cambiare, smetterla con il giornalismo.

Capisco. I colleghi di Charlie Hebdo, come stanno? Sono preoccupati?

Sì, sempre. E' normale avere paura.

Agli italiani che dice? Possono venire a Parigi.

Assolutamente, la città è sicura.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata