India depenalizza omosessualità: Corte suprema 'cancella' legge del 1861
Definito illegale un vecchio articolo del codice penale, che la definiva un "reato contro natura"

La Corte suprema indiana ha depenalizzato l'omosessualità, in una sentenza storica per la comunità Lgbt che lo chiede da decenni nella battaglia per i diritti civili. I cinque giudici del massimo tribunale di Nuova Delhi hanno bocciato dopo 157 anni la 'Sezione 377' del codice penale dell'epoca coloniale britannica, dichiarando incostituzionale il divieto ai "rapporti carnali contro l'ordine naturale". "La legge era diventata un'arma per la persecuzione della comunità Lgbt", ha dichiarato il presidente della Corte suprema, Dipak Misra. E la giudice Indu Malhotra, tra i cinque magistrati incaricati, ha aggiunto: "La storia deve delle scuse ai membri della comunità per il ritardo nel garantire i loro diritti".

L'India scompare così dalla mappa dei 72 Paesi al mondo dove i rapporti omosessuali sono considerati reato (in otto è prevista la pena di morte) e si unisce ai 123 dove sono depenalizzati, secondo l'Associazione internazione delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuali (Ilga). Decine di attivisti per i diritti Lgbt hanno festeggiato fuori dalla sede della Corte suprema nella capitale e nelle altre città. Bandiere arcobaleno sventolavano e lacrime scivolavano sulle facce colorate con gli stessi sette colori, mentre i giudici leggevano la sentenza che abbatte il divieto istituito nel 1861. "Ogni discriminazione sulla base della sessualità costituisce una violazione dei diritti fondamentali", ha dichiarato Misra nel verdetto.

Gli attivisti combattevano il divieto dagli anni '90 e prima della sentenza odierna si erano scontrati con vari verdetti sfavorevoli. L'Alta corte di Delhi aveva depenalizzato i rapporti omosessuali nel 2009 sancendo che il divieto violasse il diritto a vita, libertà ed eguaglianza previsto dalla Costituzione, ma la Corte suprema lo aveva ripristinato nel 2014 affermando che la Carta fondamentale non fosse violata perché si trattava dei diritti di una "minuscola frazione" di popolazione. Il governo di Nuova Delhi si è in precedenza espresso a favore della Sezione 377, ma prima dell'udienza ha fatto un passo indietro decidendo di schierarsi (ma chiarendo di non volere modifiche su altri punti, come il diritto al matrimonio).

L'India, profondamente conservatrice e patriarcale, ha fatto alcuni passi sui diritti legati a sessualità e genere, negli ultimi anni. Tra quelli più noti, la possibilità di definirsi "maschio", "femmina" o "altro" sul passaporto. Gli attivisti Lgbt sono tuttavia consapevoli che la strada è ancora lunga per ottenere diritti come quelli al matrimonio e all'eredità, mentre nelle zone rurali e comunità religiose l'opposizione resta forte. "Tutti in India, non solo la comunità Lgbti, saranno liberi dalla paura di essere perseguiti secondo l'ambigua legge coloniale", ha commentato l'Ilga, aggiungendo: "La bocciatura di questa legge aprirà la porta" a "un più vasto discorso per garantire i diritti fondamentali".

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