Incontro Netanyahu-Trump: nel mirino Iran e Gerusalemme
Un faccia a faccia tra "veri amici"

Travolto dalle accuse di presunta corruzione, il premier israeliano Benjamin Netanyahu godrà di un piccolo respiro quando incontrerà a Washington il suo "vero amico", il presidente americano Donald Trump.
Venerdì Netanyahu ha dovuto subire cinque ore di interrogatorio da parte della polizia riguardo un fascicolo compromettente che, secondo alcuni analisti, potrebbe causare la sua caduta.  Il mese scorso, infatti, la polizia ha accusato il primo ministro di corruzione, frode e abuso di ufficio per due casi, mentre sono ancora in corso le indagini su altre vicende.

Lunedì invece Netanyahu incontrerà Trump, definito "un vero amico" da quando, un volta insediato alla Casa Bianca, ha adottato una politica di sostegno incondizionato a Israele e al suo governo. I due leader hanno utilizzato in questi mesi le stesse argomentazioni populiste: Netanyahu, imitando il presidente Trump, ha più volte denunciato 'fake news' riguardo le accuse di corruzione. Ma Trump ha concesso molto di più che il suo supporto morale a Israele e al suo governo: rompendo la linea dei suoi predecessori e ignorando molteplici avvertimento, il 6 dicembre ha annunciato la decisione di voler riconoscere Gerusalemme come capitale dello Stato ebraico impostando il trasferimento dell'ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme (fissato per maggio). Il presidente americano ha quindi congelato decine di milioni di dollari di aiuti ai palestinesi. Entrambe le decisioni hanno provocato l'ira dei leader palestinesi che hanno accusato Trump di prendere le parti di Israele squalificando gli Stati Unti come mediatori nel conflitto israelo-palestinese.
Inoltre, a Jared Kushner, genero e consigliere del presidente Usa, è stato negato l'accesso alle informazioni più sensibili della Casa Bianca: questo potrebbe rendere più difficile la sua missione per rilanciare il processo di pace israelo-palestinese e ritardare la presentazione di un 'ultimo' accordo di pace che il presidente degli Stati Uniti dice di voler assolutamente raggiungere.  Molti analisti si chiedono come possa essere rilanciato il processo di dialogo dopo le prese di posizione di Trump a discapito dei palestinesi e dopo che Netanyahu è stato sommerso da pressioni da parte della sua coalizione per accelerare il processo di colonizzazione e di annessione della Cisgiordania.

Più che per il rilancio dei negoziati, il premier israeliano sembra però interessato a discutere con Trump dei rapporti con l'Iran, il nemico numero uno di Israele, e sulle sue intenzioni di volersi stabilire militarmente in Siria. Secondo i media locali, Netanyahu ha intenzione di tornare a chiedere al suo alleato americano l'annullamento o la modifica dell'accordo sul nucleare iraniano.
Durante la sua visita a Washington, Netanyahu interverrà domani anche alla conferenza dell'Aipac (Commissione per gli Affari Pubblici di Israele), l'influente lobby americana pro-Israele. Secondo un sondaggio pubblicato a gennaio dal Pew Research Center, c'è stata una profonda divisione tra repubblicani e democratici a proposito del sostegno a Israele. Il 79% dei repubblicani prova più simpatia per Israele che per i palestinesi rispetto al 27%  dei democratici.
Oltre a un forte sostegno politico, gli Stati Uniti forniscono a Israele, il loro principale alleato, più di 3 miliardi di dollari di aiuti militari all'anno.
 

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