Incendi in Amazzonia, Bolsonaro ricorre all'esercito
Incendi in Amazzonia, Bolsonaro ricorre all'esercito

Il presidente di estrema destra brasiliano cede alle pressioni della comunità internazionale e degli ambientalisti scesi in tutto il mondo a protestare in piazza

Il presidente di estrema destra Jair Bolsonaro cede alle pressioni internazionali e dichiara che ricorrerà all’esercito per domare le fiamme in Amazzonia. Leader del mondo compatti a difesa della foresta pluviale: dopo Macron, anche Merkel, Johnson e Trump, tutti riuniti al G7 francese di Biarritz. Il dispiegamento delle forze armate per aiutare a combattere gli incendi in Amazzonia e reprimere le attività criminali nella regione si applica ai territori indigeni, alle aree protette e alle altre regioni del Brasile che abbracciano la più grande foresta pluviale del mondo. Un risultato anche delle manifestazioni degli ambientalisti di tutto il mondo e dell’intervento dei vip nel dibattito mondiale sulle sorti della foresta. Prima dell’invio delle forze armate, Bolsonaro aveva mantenuto una postura di sfida sull'argomento, accusando le ong di aver appiccato gli incendi, invitando i leader stranieri a non immischiarsi, licenziando il direttore dell'istituto che ha denunciato la gravità della deforestazione nel 'polmone del mondo’ che produce il 20% dell'ossigeno globale, ma da cui si alza fumo nero da quasi tre settimane.


In campo sono scese anche le celebrità di tutto il mondo, da Madonna a Cristiano Ronaldo, che però, in diversi casi, hanno commesso errori non da poco. Leonardo Di Caprio, ad esempio, da sempre sensibilissimo ai temi della salvaguardia dell'ambiente, ha condiviso due foto, entrambe inaccurate. La prima è stata scattata dal fotoreporter americano Loren McIntyre, morto nel 2003. La seconda, invece, è sicuramente proveniente dalla città peruviana di Puerto Maldonado, durante l'incendio del 2016. A twittare la stessa identica immagine di Di Caprio sono stati poi Ricky Martin e Camila Cabello. Nella rete della gaffe social, sono caduti poi Novak Djokovic, Lewis Hamilton e Dani Alves. Stessa sorte per Cristiano Ronaldo che, seppur sbagliando immagine, ha avvisato i suoi 180 milioni di follower che "la foresta pluviale amazzonica produce oltre il 20% dell'ossigeno del mondo e brucia da 3 settimane".


Le organizzazioni ambientaliste, dentro e fuori il Brasile, accusano il presidente d'estrema destra di aver applicato politiche nocive per le foreste e di aver usato una retorica che ha alimentato lo sfruttamento illegale delle risorse naturali, come il disboscamento a scopo agricolo e di allevamento, o quello minerario. La bordata più pesante è arrivata però dal presidente francese, Emmanuel Macron, che alla fine di un botta e risposta poco amichevole con l'ex militare sudamericano ha minacciato: Bolsonaro ha mentito quando al G20 garantì impegno contro il cambiamento climatico, quindi Parigi "si oppone" all'accordo Ue-Mercosur. A lui si è allineata l'Irlanda, mentre la cancelliera Angela Merkel ha chiesto si discuta della situazione al G7 ma ha sottolineato che chiedere il blocco dell'intesa commerciale non è "appropriato". Il premier britannico Boris Johnson ha parlato di "crisi internazionale" e la Finlandia, presidente di turno dell'Ue, vuole che l'Ue blocchi l'import di carne di manzo dal Brasile.


Ben più delle condanne e delle critiche, e ben più della già avvenuta sospensione dei finanziamenti al Fondo Amazzonia da parte di Germania e Norvegia, potrebbe far leva su Brasilia la minaccia economica. L'accordo Ue-Mercosur è stato frutto di negoziati lunghi 20 anni e apre al libero commercio sui relativi mercati. Mentre la pressione sale e in attesa del G7, Bolsonaro ipotizza di far intervenire l'esercito. E nel frattempo in tutto il mondo proseguono le manifestazioni popolari davanti ad ambasciate e consolati brasiliani: centinaia di persone si sono radunate a Londra, Ginevra, Milano, Monaco, Barcellona, Amsterdam, Dublino, solo per citarne alcune. A organizzare la proteste varie associazioni, come Exctintion Rebellion e Fridays For Future. Sugli striscioni e negli slogan erano scritte frasi come "Basta distruzione subito", "Agite per l'Amazzonia", "I nostri polmoni sono in fiamme". Ma anche l'ormai noto "Ele nao!" (lui no), riferimento all'ex militare che da gennaio guida il Brasile.


I dati sono allarmanti: per l'Istituto nazionale per la ricerca spaziale (Inpe) quest'anno gli incendi sono stati oltre 72mila, l'84% in più dello stesso periodo del 2018, e il 52% in Amazzonia. In 24 ore, giovedì, ne sono stati innescati 700. Una conseguenza, secondo gli esperti, in gran parte della deforestazione. Anch'essa aumentata, con un picco registrato a luglio.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata