In Usa piazze in rivolta contro Trump. Clinton: Pronta a collaborare con lui
Proteste in tutto il Paese da New York a San Francisco

Donald Trump, eletto come 45esimo presidente degli Stati Uniti d'America, ha vinto la sfida delle presidenziali inaspettatamente, contro quasi tutti i sondaggi, contro coloro che lo davano come candidato improbabile, contro chi non poteva credere che la donna delle istituzioni Hillary Clinton, appoggiata da gran parte dello star system americano, dai media, dai leader internazionali, potesse uscire sconfitta. Il repubblicano ha conquistato 290 grandi elettori, aggiudicandosi la vittoria in 29 Stati. Hillary si è fermata a 222 grandi elettori, con la vittoria in 18 Stati e nel distretto di Columbia. Per arrivare alla Casa Bianca, il candidato doveva raggiungere almeno 270 grandi elettori. Il partito repubblicano mantiene anche il controllo del Congresso, sia alla Camera sia al Senato. "Che serata bella e importante! Uomini e donne dimenticati non lo saranno mai più. Saremo tutti uniti come mai prima di adesso", ha scritto su Twitter Donald Trump, dopo la vittoria nelle elezioni.

Trump intanto avrebbero cominciato a stilare la lista con i nomi della nuova amministrazione. Secondo una fonte vicina alla campagna, le scelte ricadrebbero su figure repubblicane che hanno sostenuto con entusiasmo la candidatura del magnate. Tra questi figura l'ex sindaco di New York Rudolph Giuliani, come ministro della Giustizia, il capo del Comitato nazionale repubblicano (Rnc) Reince Priebus, come capo di stato maggiore.

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NOT MY PRESIDENT. Da New York a San Francisco, passando per Seattle e Chicago decine di migliaia di persone sono scese in piazza con la scritta "Not my president". Proteste anche sotto la Trump Tower. Alcuni hanno anche bruciato maschere ed effigi che rappresentavano il volto del nuovo presidente. Secondo i media locali, almeno 30 persone sono state arrestate a Manhattan.

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