Immigrazione,Gb: Non sosterremo operazioni salvataggio in Mediterraneo

Londra (Regno Unito), 28 ott. (LaPresse/PA) - Il Regno Unito non sosterrà le future operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterrano di migranti che cercano di raggiungere l'Europa. Il governo britannico aveva annunciato la sua posizione già un mese e ieri il ministro per gli Affari esteri, Jayce Anelay, ha ribadito il rifiuto di Londra alle operazioni in una nota dal Foreign Office in relazione a un'interrogazione alla Camera dei Lord sul contributo aereo o navale britannico ai salvataggi in mare di migranti. "Noi non sosteniamo le operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterrano - ha precisato Anelay - perchè riteniamo che queste missioni creino un fattore di attrazione involontario incoraggiando più migranti a tentare la traversata pericolosa del mare, determinando così le morti più tragiche e inutili". "Il Governo - si legge nella nota - ritiene che il modo più efficace per prevenire l'arrivo di rifugiati e migranti che tentano un viaggio pericoloso è quello di concentrare la nostra attenzione sui Paesi di origine e di transito, nonché l'adozione di misure contro i contrabbandieri che volontariamente mettono a rischio la vita dei migranti a bordo di in imbarcazioni insicure".

L'Italia intanto si sta apprestando a porre fine all'operazione Mare Nostrum grazie alla quale sono state soccorso 150mila persone in un anno. Dal 1 novembre l'Unione europea lancerà infatti 'Triton' che sarà gestita dall'agenzia Ue delle frontiere Frontex e che aiuterà a pattugliare e controllare le fontiere. "La nostra operazione è esclusivamente quella del controllo delle frontiera. Mare Nostrum mirava alla ricerca e al soccorso. Sono due operazioni molto diverse - ha spiegato la portavoce di Frontex, Isabella Cooper, al programma della bbc, RAdio 4 Today - La nostra operazione riguarda una specifica area operativa e abbiamo solo un paio di navi e qualche aereo a disposizione. Il Mediterraneo è lungo oltre 2,5 milioni di chilometri quadrati. È praticamente impossibile avere una panoramica completa di ciò che accade in mare".

La posizione britannica si è però attirata le critiche di alcuni attivisti. L'amministratore delegato del Consiglio per i rifugiati, ong britannica, Maurice Wren ha avvertito che la posizione del Regno Unito contribuirà che più persone "inutilmente e vergognosamente moriranno alle porte dell'Europa". E ha aggiunto: "Il governo britannico sembra ignaro del fatto che il mondo è in preda alla più grande crisi di rifugiati dalla fine della seconda Guerra mondiale". Secondo Wren, "la gente in fuga dalle atrocità non smetterà di arrivare. Salire a bordo di una barca traballante in Libia resterà una decisione apparentemente razionale, se la si è presa per salvarsi da un Paese in fiamme". "La risposta - ha precisato - non è quella di costruire mura più alte della fortezza Europa ma quella di fornire canali più sicuri e legali per l'accesso dei rifugiati alla protezione".

Michael Diedring, segretario generale del Consiglio europeo per i rifugiati, ha riferito che l'Unione europea dovrebbe cambiare radicalmente il suo approccio al problema, permettendo a più persone di entrare legalmente. "Una delle ragioni - ha spiegato - per cui queste persone stanno intraprendendo il viaggio è perché la politica dell'Unione europea non offre un mezzo sicuro e legale per accedere al suolo europeo, di presentare una domanda di asilo. Ad esempio c'è il solo reinsediamento, e i numeri di reinsediamento sono abbastanza bassi, ma è anche l'unico modo legale". "Così - sostiene Diedring - per le persone che sono bloccate in Nord Africa, in fuga per la loro vita, che sono perseguitate, che fuggono dalla guerra, che non hanno scelta perché le loro case sono state bombardate e distrutte, i loro familiari sono stati uccisi, sono state violentate e torturate e sono passati attraverso i viaggi orrendi, per queste persone l'unico modo per tentare di arrivare in Europa è attraverso la criminalità organizzata".

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