Hong Kong, avanti le proteste. Studenti danno ultimatum a governo

Hong Kong, 1 ott. (LaPresse/AP) - Va avanti la protesta a Hong Kong nel giorno della Festa nazionale cinese, in cui Pechino celebra l'anniversario della fondazione della Cina comunista nel 1949. Il governatore filocinese di Hong Kong, Leung Chun-ying, durante la cerimonia dell'alzabandiera in occasione proprio della Festa nazionale è stato contestato da centinaia di manifestanti che chiedevano le sue dimissioni. I dimostranti sono stati tenuti lontani dall'evento dalle barricate della polizia. Inoltre è stato contestato una seconda volta, da parte di un deputato pro democratico, durante una successiva riunione davanti ad alcuni dignitari e in questo caso è stato scortato via.

ULTIMATUM AL GOVERNO. Gli studenti in piazza a Hong Kong lanciano un ultimatum al governo: se domani il governatore filocinese, Leung Chun -Ying non si dimetterà, occuperanno gli edifici governativi. I leader studenteschi, ha precisato Shum, accoglierebbero con favore l'opportunità di parlare con un funzionario del governo centrale cinese, ma non con il governatore di Hong Kong Leung Chun-ying.

GOVERNATORE HA RESPINTO L'ULTIMATUM DEGLI STUDENTI. Le contestazioni giungono dopo che ieri il governatore non ha accolto la richiesta degli studenti, i quali gli avevano dato tempo fino alla mezzanotte di martedì per scendere nella piazza civica a incontrarli, minacciando che altrimenti avrebbero inasprito le proteste. E anche il movimento di disobbedienza civile Occupy Central aveva dato a Leung un ultimatum per oggi, chiedendo di accettare le richieste democratiche e di dimettersi.

ATTESA PIU' GENTE IN PIAZZA DURANTE FESTIVITA'. Che direzione prenderanno adesso le proteste non è chiaro: per ampliarle come promesso è possibile che si valuti uno sciopero dei lavoratori o che i dimostranti decidano di occupare un edificio del governo. Quel che è certo è che oggi e domani, dal momento che si tratta di giornate festive, aumenterà il numero delle persone in piazza. Intanto, nonostante l'inasprimento dei toni da entrambe le parti, questa notte è trascorsa in modo pacifico: l'umore era di festa e c'era poca polizia dispiegata.

IL DISCORSO DEL GOVERNATORE PER LA FESTA NAZIONALE. Nel discorso in occasione della Festa nazionale cinese il governatore di Hong Kong non ha fatto riferimento esplicito ai manifestanti, ma ha ribadito la posizione della Cina: "E' decisamente meglio avere il suffragio universale piuttosto che non averlo, è decisamente meglio avere il governatore eletto da 5 milioni di elettori aventi diritto piuttosto che da 1.200 persone, ed è decisamente meglio andare a votare nei seggi piuttosto che stare a casa e guardare in televisione i 1.200 membri del Comitato elettorale che votano", ha detto. Il riferimento è al merito della protesta pro democratica: a far adirare i manifestanti, infatti, è il fatto che ad agosto Pechino ha deciso che i candidati, nelle prime elezioni di Hong Kong a suffragio universale previste per il 2017, andranno scelti da un comitato composto perlopiù da filocinesi.

PERCHE' SI CHIAMA RIVOLUZIONE DEGLI OMBRELLI. Le proteste sono state soprannominate 'Rivoluzione degli ombrelli' perché i dimostranti utilizzano gli ombrelli non solo per ripararsi dal sole, ma anche per ripararsi dallo spray al peperoncino utilizzato dalla polizia. E sugli ombrelli sono anche stati scritti slogan pro democrazia.

DALLO SCOPPIO DELLE PROTESTE A OGGI. Le manifestazioni, cominciate la settimana scorsa da parte degli studenti e diventate più consistenti dopo che domenica vi si è unito il movimento Occupy Central, sono la sfida più grande che la Cina si trova ad affrontare da quando ha preso il controllo della ex colonia britannica nel 1997. E naturalmente hanno attirato l'attenzione a livello globale dal momento che Hong Kong ha dei media liberi che assicurano alle proteste ampia visibilità. Ieri il primo ministro britannico, David Cameron, ha annunciato la convocazione dell'ambasciatore cinese nel Regno Unito per discutere della questione, affermando che è essenziale che i cittadini di Hong Kong abbiano il vero diritto di scegliere il loro leader.

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