Guerra o pace? Alla Conferenza Med le ricette per Siria e Iraq

di Matteo Bosco Bortolaso

Roma, 10 dic. (LaPresse) - E' necessaria un'azione militare per sconfiggere lo Stato islamico? La domanda aleggia nei saloni del Grand Hotel Parco dei Principi a Roma, che ospita da oggi a sabato la Conferenza sui Dialoghi per il Mediterraneo (Med). Le voci di politici, intellettuali e imprenditori si sono incrociate proponendo ricette diverse per far fronte alla minaccia dell'Isis e far tornare Siria e Iraq a realtà statali stabili e potenzialmente prospere.

'AMA IL TUO VICINO COME TE STESSO'. Il re di Giordania, Abdullah II, non usa il lessico militare. "Il profeta Maometto, pace e benedizione su di lui, disse: 'Nessuno di voi avrà fede fino a quando non amerà il suo vicino come ama se stesso'. Questa regola d'oro si trova anche nella Cristianità, nella religione ebraica e in altre fedi". Il sovrano di Amman, fedele alleato dell'Occidente, è stato invitato proprio per la sua politica dialogante che ben si inserisce nella filosofia della Conferenza voluta dal ministero degli Esteri e dall'Ispi, Istituto per gli studi di politica internazionale.

LA QUESTIONE PALESTINESE. Per Abdullah, l'Occidente non deve dimenticare i rifugiati: non solo quelli recenti della Siria ma anche i tanti palestinesi che, in ondate diverse, hanno dovuto lasciare le loro case durante i conflitti con Israele. "La propaganda e il reclutamento" dello Stato islamico "si appoggiano anche sulla questione palestinese", ha scandito il re, suscitando gli applausi della platea. "Fino a quando essa non sarà risolta, molte persone rimarranno ciniche sulla realtà della giustizia globale", ha aggiunto.


IL FARDELLO DEI GIORDANI. Degli oltre 6 milioni di abitanti della Giordania, quasi 2 sono rifugiati palestinesi o loro parenti. A questi, adesso, si aggiungono i profughi scappati dalla guerra civile siriana, che sono 1,4 milioni. "Sono un quinto della nostra popolazione - ha detto Abdullah - e il 25% del nostro Pil è sperso per i rifugiati". Anche se "per i giordani, l'azione compassionevole è un dovere morale, la realtà è che pochi Paesi regionali stanno portando il fardello dei rifugiati a nome di tutta la comunità internazionale", ha spiegato. "La Giordania ospita almeno sette volte il numero di profughi che ospitiamo noi e la comunità internazionale dovrebbe essere molto più grata e riconoscente", ha concordato il premier italiano Matteo Renzi, in un passaggio del suo discorso.

ISIS, LAVORO OFFRESI. Diversa l'analisi dell'imprenditore egiziano Naguib Sawiris, tessitore di grandi affari, in passato anche con l'italiana Wind. Lo Stato islamico, ha detto il magnate, offre ai giovani "2mila euro al mese, libertà di far sesso con ragazze rapite dai militanti e se poi muori vai in Paradiso". Scherzando, ma fino ad un certo punto, Sawiris sottolinea che "nemmeno noi nel settore privato possiamo offrire tanto". Molto critico verso l'amministrazione degli Stati uniti, che non vuole intervenire militarmente, l'imprenditore sostiene che chi "ha versato il latte, ora deve pulire".

PER FRANCIA, SERVE OPERAZIONE MILITARE. Per l'intervento militare si è espressa anche Elisabeth Guigou, capo della commissione Esteri dell'Assemblea nazionale di Francia. "Dobbiamo avere il coraggio e la determinazione di agire militarmente contro Daesh", ha detto la parlamentare. Secondo Guigou, in alcuni casi le operazioni militari sono irrinunciabili: "Senza un intervento, il Mali sarebbe in mano ai terroristi, e se non ci fosse stato in Iraq, l'Isis adesso sarebbe a Baghdad, e anche oltre", ha detto la deputata francese. Più sfumata la posizione del suo omologo tedesco, Norbert Rottgen, che ha auspicato per Iraq e Siria una rinascita attraverso "una soluzione westfaliana", come la pace del 1648 che portò agli Stati moderni.

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