Guatemala, massacro ambasciata Spagna: 40 anni a ex capo polizia

Città del Guatemala (Guatemala), 20 gen. (LaPresse/EFE) - Un tribunale del Guatemala ha condannato a 90 anni di prigione l'ex capo della polizia Pedro Garcia Arredondo, accusato dell'attacco all'ambasciata spagnola del 1980, in cui morirono 37 persone. In particolare Garcia Arredondo è stato condannato a 40 anni di carcere per aver ordinato l'attacco e ad altri 50 per la morte di due studenti universitari, Gustavo Hernandez e Jesus España, crivellati di colpi durante la sepultura delle vittime due giorni dopo il massacro. Il capo della polizia era stato catturato il 24 luglio 2011 per la scomparsa di un altro studente, Edgar Saenz Calito, avvenuta il 9 giugno 1980, caso per cui nel 2012 venne condannato a 70 anni di detenzione.

Il massacro del 1980 avvenne quando le forze di sicurezza del regime militare del generale Fernando Romeo Lucas Garcia (1924-2006) assaltarono l'ambasciata di Spagna, dopo che l'edificio era stato occupato da contadini e studenti guatemaltechi che denunciavano la repressione militare. Nell'assalto morirono bruciate 37 persone, tra cui il console spagnolo, Jaime Ruiz del Arbol Soler, e i suoi connazionali, dipendenti della delegazione, Luis Felipe Sanz e Maria Teresa Vazquez. L'allora ambasciatore spagnolo Maximo Cajal y López e il contadino Gregorio Yuja furono gli unici sopravvissuti. Tuttavia Yuja fu sequestrato due giorni dopo e il suo corpo ricomparve, con segni di tortura, il 2 febbraio 1980 nell'Università statale di San Carlos de Guatemala, simbolo della sinistra studentesca in quegli anni.

La sentenza sottolinea l'importanza del ruolo dell'ex ambasciatore. "La testimonianza di Cajal y Lopez - ha fatto sapere il tribunale - ha chiarito che non ci fu autorizzazione alle autorità per entrare nell'ambasciata" e che "ci fu mancanza di volontà e poco interesse delle autorità del Guatemala a trovare una soluzione al problema". Tra le vittime di quel giorno anche Vicente Menchú e Francisco Tum, padre e cugino di Rigoberta Menchú, Nobel per la Pace nel 1992, prima testimone dell'accusa contro la polizia e l'ex capo della polizia.

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