Guantanamo, 10 anni fa apriva il carcere Usa, previste proteste

San Juan (Porto Rico), 11 gen. (LaPresse/AP) - Dieci anni fa apriva la prigione della base navale americana di Guantanamo, a Cuba, la cui chiusura promessa è stata uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale di Barack Obama nel 2008. In occasione dell'anniversario manifestazioni sono previste a Londra e Washington e anche i prigionieri hanno in programma sit-in e varie forme di protesta. Sette attuali detenuti del carcere, secondo quanto riferisce il loro legale Ramzi Kassem, esporranno cartelli e si rifiuteranno di accettare i pasti. "Vogliono mandare il messaggio che i prigionieri di Guantanamo rifiutano ancora l'ingiustizia della loro incarcerazione", ha spiegato Kassem.

Il termine ultimo fissato da Obama per la chiusura di Guantanamo era il 2009, cioè un anno dopo la sua elezione alla Casa Bianca, ma diversi ostacoli pratici si sono presentati sul percorso e il centro è ancora aperto. Simbolo dell'era Bush, Guantanamo fu ideato pensando ai terroristi catturati in Afghanistan, ma ben presto enormi dubbi si sollevarono sulle pratiche attuate entro le mura del centro, dove pare che i detenuti venissero anche sottoposti al waterboarding. Gruppi per la tutela dei diritti umani, fra cui Amnesty international e Human rights watch (Hrw) hanno fatto sentire la loro voce. Hrw, in particolare, si è detta sgomenta per il fatto che Obama non sia riuscito a superare le resistenze del Congresso per far processare i detenuti sul suolo americano e far chiudere la prigione. Obama viene inoltre accusato di aver firmato il 31 dicembre scorso il National defense authorization act, che autorizza la detenzione indefinita senza processo in carceri militari. "Adesso abbiamo Guantanamo come legge, firmata per sempre", sostiene Human rights watch.

Da quando si è insediata l'amministrazione Obama, 537 prigionieri di Guantanamo sono stati liberati o trasferiti in altri Paesi e attualmente i detenuti del centro sono 171. Di questi, 36 sono in attesa di processo, fra cui la presunta mente degli attacchi dell'11 settembre, Khalid Sheikh Mohammed. Altre 46 persone sono detenute in quanto ritenute pericolose dagli Stati Uniti, anche se non possono essere accusate per mancanza di prove o altri motivi. Sono 57 invece i detenuti provenienti dallo Yemen, che non sono stati accusati ma non vengono rilasciati perché il loro Paese d'origine è considerato instabile. Washington vorrebbe liberare 32 persone, ma non lo ha ancora fatto prevalentemente per via degli ostacoli posti dal Congresso Usa.

La prigione, che occupa una superficie di 115 chilometri quadrati nella parte sudorientale di Cuba, fu teatro di numerose proteste da parte dei detenuti nei primi anni dopo l'apertura. I prigionieri, sottoposti a duri interrogatori e privazioni del sonno, attuavano scioperi di massa e facevano anche soprusi alle guardie del campo. I primi detenuti, arrivati l'11 gennaio del 2002 incappucciati in manette e uniforme arancione, venivano tenuti in celle esterne e interrogati in baracche di legno. A metà del 2003 i detenuti erano già circa 700 e con gli anni l'esercito migliorò la struttura erigendo un moderno complesso molto simile alle carceri tradizionali.

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