Grecia, Samaras: Sì a riforme, ma due anni in più per risanare conti

Atene (Grecia), 6 lug. (LaPresse/AP) - Il nuovo governo greco è pronto ad ampie riforme strutturali, ma chiede due anni di tempo in più per risanare i conti. È quanto ha detto il primo ministro greco Antonis Samaras, nel suo primo discorso al Parlamento dall'assunzione dell'incarico. Un intervento che ha dato il via a una tre giorni di dibattito sul programma politico della coalizione, formata dai conservatori di Nuova democrazia, dai socialisti del Pasok e dal piccolo partito di sinistra democratica Dimar. Il confronto parlamentare si concluderà domenica con il voto di fiducia, verso il quale il governo si dirige abbastanza tranquillo, godendo della maggioranza di 179 seggi su 300.

Samaras ha riconosciuto che la Grecia ha dovuto recuperare il terreno perduto e ha promesso di battersi contro gli sprechi delle spese pubbliche. Il nuovo governo, ha dichiarato, "è determinato a portare avanti una serie di grandi riforme strutturali, non perché il nostro accordo di prestito ce lo chiede, ma perché vogliamo. Alcune, infatti, avrebbero dovuto essere portate a termine anni fa". Tra i provvedimenti su cui il governo punterà ci sono anche le privatizzazioni di proprietà statali, come la rete ferroviaria, e la liberalizzazione del mercato energetico.

Al tempo stesso, però, il primo ministro ha chiesto un po' di respiro, proponendo di ritardare il completamento di alcune misure di austerità di due anni per risanare i conti dello Stato. "Ciò che chiediamo è di combattere la recessione", ha detto Samaras, il quale ha voluto sottolineare l'impegno dell'esecutivo a "tirare fuori il Paese dalla crisi, correggere gli errori commessi, recuperare il tempo perduto". Affrontare la profonda recessione del Paese, giunta ora al suo quinto anno, ha detto Samaras, è la priorità. Per aiutare l'economia a crescere, ha precisato, alcune delle riforme richieste dagli accordi di salvataggio potrebbero impiegare più del tempo attualmente pianificato.

Il leader di Nuova democrazia, che ha ammesso come in passato programma di riforma fiscale sia andato fuori bersaglio, è poi voluto tornare sui timori dell'uscita di Atene dalla moneta unica e ha chiesto ai rappresentanti dei Paesi stranieri di smetterla "di minare gli sforzi della Grecia" con commenti sul possibile addio della Grecia all'euro. "Non possiamo provare a ricominciare le privatizzazioni e attrarre investimenti - ha detto Samaras - mentre funzionari stranieri parlano pubblicamente della possibilità della Grecia di tornare alla dracma".

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