Gli Usa e il Messico ai tempi di Trump: dal muro al futuro del Nafta
L'elezione del tycoon repubblicano ridisegna lo scenario tra i due Paesi, sul tema dei migranti e su quello della cooperazione economica

La clamorosa vittoria di Donald Trump alle presidenziali statunitensi ha segnato profondamente il Messico: quando ancora i dati erano provvisori, ma il tycoon si era già imposto in Florida, è cominciata la discesa in picchiata del peso, la moneta messicana che, con il repubblicano vincente e diretto alla Casa Bianca, ha perso il 13% del suo valore. Una perdita, la peggiore degli ultimi 20 anni, che è stata l'apripista di tensioni più 'politiche' riguardanti i rapporti futuri tra l'amministrazione a stelle e strisce e il governo federale guidato da Peña Nieto.

Impossibile non pensare, infatti, alla campagna anti-messicani fatta da Trump e alla volontà di costruire un muro sul confine sud degli Usa per contenere l'immigrazione dal Messico. Peña Nieto è subito corso ai ripari annunciando la volontà di cooperare con Washington (su Twitter ha parlato di "rispetto reciproco") e la necessità di un incontro con Trump prima dell'inizio del suo mandato, il 20 gennaio prossimo. Il muro, se mai si farà, non sarà pagato con i soldi messicani: questa la posizione del governo già espressa nei mesi scorsi tramite la ministra Claudia Ruiz Massieu.

 

 

Quello che Città del Messico ora vuole è cercare di mantenere saldi i rapporti economici e di cooperazione con gli Usa, e far ricredere Trump che ha spesso attaccato l'Accordo nordamericano per il libero scambio (Nafta). Le ripercussioni per il commercio messicano sarebbero disastrose, e le stesse reazioni del peso non fanno che dar forza a questa prospettiva. Tuttavia sia Peña Nieto sia Trump si trovano ad affrontare una situazione profondamente mutata: i dati dell'immigrazione tra Usa e Messico sono in netto calo e nell'anno in corso gli arresti al confine sono stati, finora, pari a poco più di 400mila. Una situazione numerica del tutto simile a quella dei primi anni Settanta, secondo i dati forniti dalla Border Patrol americana. Ma c'è di più: ogni agente in forza al confine Usa ha arrestato un decimo delle persone che arrestava negli anni Novanta. Un altro dato significativo riguarda la presenza, tra i fermati, di un numero nettamente inferiore di cittadini messicani rispetto agli scorsi decenni.

Significativo il fatto che nella città texana di El Paso le deportazioni di messicani nella vicina Ciudad Juarez siano calate drasticamente: nel 2009 rappresentavano già un basso 7,7%, l'anno seguente solo il 2,8%. In tutti i nove settori in cui è diviso il confine Usa-Messico, tra la California e il Texas, vengono fermati infatti in gran parte cittadini del Centro America, che fuggono dai Paesi ad alto tasso criminale (quello di omicidi in El Salvador è di 103 ogni 100mila abitanti, contro quello di 5 degli Usa) e che cercano asilo negli Usa. Se Trump vuole chiudere il confine con il Messico, Peña Nieto ha da tempo lanciato un programma per monitorare il confine meridionale, il 'Frontera Sur', specifico per la frontiera meridionale del Paese che fa da cerniera con le nazioni dell'America centrale. Il tutto con il supporto logistico e finanziario americano. I rapporti tra Usa e immigrazione non si giocheranno solo con il Messico, ma includeranno anche le relazioni con altri Paesi dai quali proviene gran parte dei migranti che attraversano il territorio messicano.

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