Giordania vota per scegliere Parlamento, Fratelli musulmani boicottano

Amman (Giordania), 23 gen. (LaPresse/AP) - Si sono aperti alle 5 di questa mattina, le 7 in Italia, i seggi in Giordania per le elezioni parlamentari. Almeno 2,3 milioni cittadini si sono registrati al voto e l'affluenza in mattinata è stata piuttosto alta. I seggi chiuderanno alle 19, le 17 in Italia, e i risultati sono attesi per domani.

NUOVO SISTEMA E BOICOTTAGGIO. Nei mesi scorsi re Abdullah II ha modificato il sistema politico, garantendo al Parlamento il diritto di scegliere il primo ministro, in passato nominato dai regnanti. Tuttavia, il Fratelli musulmani, così come quattro altri partiti più piccoli, tra cui i comunisti e gli arabi nazionalisti, stanno boiccottando il voto. Questa giornata, ha invece commentato il primo ministro giordano Abdullah Ensour, "è la pietra di un percorso di riforme più vigorose, serie, reali e genuine, "sta arrivano una maggiore democrazia". Ensour dovrebbe rassegnare le proprie dimissioni al re dopo il voto. Per ora rimarrà a capo del governo ad interim fino a quando il Parlamento non avrà eletto il suo successore.

SI VOTA PER LA CAMERA. Il voto di oggi è volto a scegliere chi occuperà i 150 seggi della Camera dei deputati, organismo che viene eletto una volta ogni quattro anni. In questo caso si tratta però di elezioni anticipate, perché il re ha sciolto il Parlamento lo scorso anno, a metà mandato, sotto la pressione delle proteste di strada che chiedevano maggiori riforme e accusavano la legislatura di essere succube della monarchia. La Camera approva le leggi e controlla i comportamenti del governo. Il Parlamento è composto anche dall'Assemblea dei Notabili, o Camera alta, di cui fanno parte 75 membri nominati dal re.

ELETTORATO. In Giordania sono 3,3 milioni gli aventi diritto, ma per il voto odierno si sono registrate 2,3 milioni di persone, di cui il 52% donne. Circa 500mila militari, poliziotti e membri delle forze di sicurezza non hanno diritto di voto. Per tradizione, i membri della famiglia reale non esprimono la propria preferenza. Il voto si tiene a suffragio universale. Gli elettori devono scegliere un candidato nelle liste del proprio collegio elettorale e un altro dalle liste nazionali.

GRUPPI POLITICI E CANDIDATI. Al voto si sono presentati 18 partiti, mentre alcuni candidati corrono come indipendenti. Cinque altri gruppi, tra cui il Fronte islamico d'azione, braccio politico dei Fratelli musulmani, stanno invece boicottando. Il Fronte ha intrapreso la stessa forma di protesta già due volte in passato dal 1997. In questa occasione, due membri del gruppo si sono staccati e corrono come indipendenti. In totale si contano 1.425 candidati, tra cui 191 donne e circa 139 ex deputati. Nove seggi della Camera sono riservati ai cristiani, che rappresentano circa il 4% della popolazione. Altri tre seggi sono riservati alle minoranze cecena e circassa. Quindici almeno sono destinati alle donne, in linea con le quote fissate secondo una legge dello scorso anno.

LA FORMAZIONE DEL GOVERNO. Una volta che si avranno i risultati, il partito che ottiene la maggioranza dei seggi si consulterà con gli altri blocchi e con gli indipendenti per scegliere il primo ministro, che dovrà poi essere approvato dal voto dei deputati. Questa è la prima volta in cui sarà la Camera a eleggere il primo ministro, mentre prima veniva nominato dal re. Una volta approvato, il premier sceglierà il proprio Gabinetto, i cui membri potranno essere deputati o figure che non fanno parte del Parlamento. Tutti i membri del governo dovranno quindi essere sottoposti al voto di fiducia prima di assumere l'incarico.

I TEMI DI DIBATTITO. La campagna elettorale si è concentrata su molti temi: povertà, disoccupazione, corruzione, innalzamento dei prezzi di cibo e carburante, salute, educazione, libertà civili, interferenze dei potenti servizi di sicurezza nella vita dei cittadini, partecipazione pubblica alle decisioni e diritti delle donne. Si è parlato però anche del conflitto israelo-palestinese e della questione siriana.

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