Gilet gialli, Macron lancia la transizione ecologica: "Ma la direzione non cambia"

Resteranno le tasse sui carburanti, ma fluttueranno in base ai prezzi del petrolio

Emmanuel Macron capisce la rabbia espressa dalle migliaia di persone scese in strada con i gilet gialli, ma la direzione del governo non cambia. All'undicesimo giorno di protesta, il presidente francese ha annunciato che i carburanti continueranno comunque a essere tassati, l'Eliseo accorda tutt'al più un paio di concessioni. In primo luogo, verrà proposto un meccanismo per adattare le tasse sui carburanti in funzione della fluttuazione dei prezzi del petrolio a livello internazionale; in secondo luogo, verrà organizzata una grande concertazione "sulla transizione ecologica e sociale", che nelle prossime tre settimane coinvolgerà associazioni, politici e "rappresentanti dei gilet gialli" per fissare una roadmap dell'eliminazione dei combustibili fossili.

Per organizzare la concertazione Macron ha dato mandato al premier Edouard Philippe, che comincerà le consultazioni questa settimana, ma il capo dello Stato ha comunque chiarito a più riprese una cosa: intende cambiare "il metodo", non la direzione. "Quello che mi rimane da questi ultimi giorni è che non dobbiamo cambiare direzione perché è quella giusta e necessaria", ha detto il centrista ai deputati riuniti all'Eliseo per la presentazione della Programmazione pluriennale dell'energia (Ppe). Intanto il ministro della Transizione ecologica, François de Rugy, riceverà martedì pomeriggio una delegazione di gilet gialli, su richiesta proprio di Macron. Lunedì è stata creata una delegazione composta da otto portavoce proprio per avviare contatti con rappresentanti del governo.

"Affronteremo entrambi i problemi", cioè sia quello della fine del mondo, sia quello della fine del mese, ha assicurato Macron riferendosi a chi gli rimprovera di non rendersi conto che la gente non arriva a fine mese con lo stipendio. "Sono sicuro in modo molto profondo che possiamo trasformare questa rabbia in soluzione", ha aggiunto.

Nel corso dello stesso intervento, che era previsto prima dello scoppio della protesta dei gilet gialli, annunciato il programma di chiusura dei reattori nucleari: la Francia entro il 2035 dirà addio a 14 reattori sui 58 attualmente in uso. Fra quattro e sei di questi saranno chiusi entro il 2030 e due reattori della centrale di Fessenheim chiuderanno invece "nell'estate del 2020". Verranno inoltre chiuse entro il 2022 le ultime quattro centrali a carbone, nell'ambito degli sforzi contro l'inquinamento. La Francia copre con energia nucleare circa il 72% del suo fabbisogno di elettricità; il governo vuole ridurre questo ammontare al 50% entro il 2030 o 2035, sviluppando più fonti di energia rinnovabile.

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